Come succede spesso, questo articolo nasce da una domanda. Un cliente, che è un esperto di robotica, ha avuto un piccolo infortunio in fabbrica. L’operaio infortunato stava lavorando ad un impianto robotizzato. Dopo l’incidente, è arrivato in fabbrica lo SPESAL e ha annunciato che avrebbe segnalato la macchina al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).
Cosa succede in questi casi, parlando sia dell’utilizzatore della macchina che del costruttore?
Proviamo a vederlo insieme, passaggio per passaggio.
Infortunio grave e sopralluogo dello SPRESAL
Quando si verifica un infortunio grave, cioè un infortunio con una prognosi complessiva che supera i 40 giorni, scatta in automatico la visita dello SPRESAL, ovvero quell’ufficio dell’ATS o ASL che controlla la sicurezza dei luoghi di lavoro. Il nome cambia a seconda del luogo dove si trova.
La fabbrica dove si è verificato l’infortunio riceve una visita da parte degli UPG. Durante le indagini per capire cosa sia successo gli ispettori controllano lo stato della macchina e tutta la documentazione presente.
Se la macchina presenta situazioni pericolose che contrastano con i RES delle direttive di prodotto applicabili (direttiva macchine, direttiva atex, ped, ecm, ecc…), l’ufficio locale dello SPRESAL dovrebbe segnalare il macchinario al MISE – attenzione, dico “dovrebbe” perché non sempre succede. Gli organi di vigilanza OOVV devono fare questa segnalazione al Ministero ai sensi dell’articolo 70 comma 4, ma è una rogna che spesso preferiscono svicolare.
La segnalazione consiste in una bella “letterina” con tutte le foto del macchinario, in cui si dice che la macchina non è conforme per una serie di motivi, ad esempio: il manuale non va bene, c’è un rischio palese che costituisce un pericolo di vita, c’è un rischio non considerato che è emerso dalla dinamica dell’infortunio. Questa bella letterina viene imbustata e mandata a Roma al Ministero dello Sviluppo Economico.

L’indagine tecnica preliminare del MISE e il rapporto con il costruttore
A questo punto passa un lasso di tempo che è difficile da prevedere. Se il MISE (ora Ministero Imprese e Made in Italy – MIMIT), a suo insindacabile giudizio, accoglie il reclamo, il costruttore riceve a sua volta una comunicazione di questo tipo:
“Caro costruttore, stiamo facendo un’indagine sulla tua macchina che hai venduto nell’anno X marcato CE in questo modo…”
Visto che la burocrazia ha dei tempi lunghi, è possibile che il Ministero dello Sviluppo Economico (o, come si chiama adesso, Ministero delle Imprese e del Made in Italy) mandi al produttore del macchinario la lettera di segnalazione anche dopo uno o due anni dall’infortunio. Spesso il produttore del macchinario non ha nemmeno idea dell’infortunio avvenuto, perché magari si è trattato di un piccolo incidente e non una cosa molto grave. E così il nostro buon fabbricante di macchinari cade completamente dal pero quando arriva la segnalazione da parte del Ministero .
Cosa chiede solitamente il Ministero al produttore del macchinario?
- L’elenco di tutte le macchine di quel tipo che ha venduto.
- Gli approfondimenti documentali (il fascicolo tecnico).
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Vediamole una alla volta.
Quando il MISE chiede quante macchine del genere ha venduto, è chiaro che un costruttore “furbo” risponde che ne ha venduta solo una. Ora, non sto dicendo di mentire al MISE, ma chiaramente ci sono delle sfumature, perché spesso in Italia i costruttori costruiscono macchinari su misura, ognuno diverso dall’altro (anche se magari alcuni rischi sono comuni a vari macchinari). Diciamo che sono tutti simili, ma tutti diversi.
Chi invece costruisce macchinari in serie, deve necessariamente elencare tutti i clienti a cui è stato distribuito quel tipo di macchinario. Qui però già scatta un primo problema (soprattutto se la macchina ha ormai una certa anzianità). Può essere, infatti, che le aziende acquirenti nel frattempo abbiano chiuso, che le macchine siano state vendute e rivendute…
La richiesta di approfondimenti documentali è invece legata alla segnalazione partita dallo SPRESAL.
Il MISE dice una cosa del tipo: “Guarda, lo SPRESAL di Milano – per fare un esempio – ci ha segnalato che il manuale non va bene, la targhetta CE non va bene, la macchina è pericolosa per x motivi… e quindi non rispetta il requisito essenziale di sicurezza 1.3.7. Mandaci quella parte del fascicolo tecnico che dimostra come lo avete risolto”.
(Ho citato il res 1.3.7, quello relativo all’organo in movimento, perché spessissimo emerge proprio quello)

Che deve fare il costruttore a quel punto?
Rispondere al MISE con la sua bella relazione, in cui dice: “Guarda, ho venduto una macchina sola, il mio manuale è fatto benissimo, la macchina è sicura per questo, questo e questo motivo”.
Si allega una parte del fascicolo tecnico (es. gli schemi e i disegni) e la valutazione dei rischi e si manda tutto. Attenzione che vanno mandati solo gli approfondimenti relativi alla contestazione, non serve trattare tutto il ciclo tecnico del macchinario.
Importante da ricordare: per rispondere al Ministero con la sua bella PEC il produttore ha a disposizione solo 30 giorni.
Qui passa dell’altro tempo… e quando dico tempo intendo che possono passare anche 5 anni. Il costruttore si scorda del problema. Poi però, un giorno, arriva la raccomandata di risposta del MISE:
“Caro costruttore, abbiamo visto la tua relazione ma non siamo d’accordo, riteniamo che la tua macchina non sia sicura. Hai tempo 90 giorni per sistemare tutte le macchine o ritirarle dal mercato”.
Invece nella migliore delle ipotesi, cioè quando il MISE accetta la relazione del costruttore, la risposta è il silenzio. Non bisogna quindi aspettarsi lettere che confermino l’archiviazione dell’indagine: se tutto tace, bisogna incrociare le dita e sperare che dal Ministero non si facciano più vivi.
(Mi è capitato anche di vedere un feedback positivo in cui il ministero diceva che accettava la risposta, ma è molto raro).


Richiesta conformazione MISE: adeguamento o ritiro dal mercato

Di solito, se la contestazione del MISE è relativa a un problema documentale, i costruttori decidono di adeguarsi perché questa è la strada più economica. Viene contestato il manuale? Si rivede il manuale e lo si rimanda a tutti i clienti. Lo stesso discorso vale per la targhetta.
Se invece il problema riguarda proprio la macchina… beh, lì parliamo di soldi da spendere, e spesso parecchi.
Considera che questo tipo di contestazione vale per tutti i macchinari venduti in Unione Europea. Quanto spendi se devi sistemare una macchina che magari sta in Francia, o in Germania?
Un altro problema, come abbiamo già accennato, è quello di rintracciare le macchine. Tu potresti aver venduto un macchinario vent’anni fa, nel frattempo quello è stato rivenduto, modificato, spostato e tu magari non hai idea della fine che ha fatto.
Di solito, quando sono in ballo adeguamenti grossi, i costruttori fanno un secondo tentativo con il MISE, mandando una seconda relazione in cui ribadiscono le proprie posizioni.
Insomma, provano a opporsi all’esito dell’indagine. Ma se ancora non si smuove niente, allora tocca mettersi in moto (o fare ricorso al TAR, ma questa è una spesa veramente molto molto importante).
Considera che, se dici di aver sistemato, vengono inviati degli ispettori del Ministero del Lavoro a controllare che i macchinari siano effettivamente stati modificati.
Si dice che gli ispettori vengono inviati a campione, ma per esperienza posso dirti che vengono mandati in molte le fabbriche dov’è stata segnalata la vendita… e anche all’estero, perché a sua volta il MISE allerta il ministero corrispondente in Germania, Francia, Spagna eccetera.
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Un caso particolare: segnalazione di macchine molto vecchie
Cosa succede se al fabbricante del macchinario arriva la letterina del Ministero per una macchina che ha quindici o vent’anni?
In questi casi, fortunatamente, il fabbricante si può appellare a un’indicazione della Direttiva Macchine per cui i produttori di macchinari sono tenuti a conservare il fascicolo tecnico per dieci anni dalla produzione dell’ultima macchina di un determinato modello.
Detto in altri termini, si può dire al Ministero: “Scusa ma sono passati quindici anni, io il fascicolo tecnico non ce l’ho più”. E il Ministero che fa? Solitamente archivia la pratica, demandando agli organi di vigilanza territoriale.
Insomma, cala il sipario. Sospiro di sollievo da parte del produttore.
C’è però un caso in cui al fabbricante conviene rispondere lo stesso (se effettivamente ha conservato la documentazione tecnica): quello in cui l’infortunio è stato grave – con prognosi superiore ai 40 giorni – ed è partito un processo di tipo penale.
Se il fabbricante del macchinario è coinvolto in un processo penale volto ad accertare le responsabilità di un infortunio grave, può essere conveniente rispondere punto per punto alla segnalazione del Ministero e portare i propri argomenti sulla sicurezza del macchinario.
Nel migliore dei casi, infatti, non solo il Ministero dello Sviluppo Economico archivierà la pratica, ma quella stessa archiviazione potrà diventare un’arma di difesa nel processo!
E l’utilizzatore?
L’iter che abbiamo visto finora riguarda quello che succede al costruttore di macchine che vengono segnalate al MISE.
Per l’utilizzatore le cose sono un po’ diverse. L’ASL gli imporrà infatti la norma 758, che permette di “sequestrare” la macchina e farne divieto d’uso fino a quando non viene messa in sicurezza.
Il cliente, che magari ha fretta di ricominciare a usare il suo macchinario e non vuole aspettare i tempi biblici per arrivare all’esito dell’indagine, può attivarsi per mettere in sicurezza da solo la macchina.
Con l’aiuto di un consulente come me può infatti individuare cosa va fatto per mettere in sicurezza la macchina, segnalarlo all’ASL e aspettare che gli venga dato il permesso di ricominciare ad utilizzarla.
Le cose cambiano se la macchina fa parte di un complesso di macchine, ad esempio un’isola, che è stata marcata CE dal cliente.
In questo caso, tendenzialmente, la segnalazione dovrebbe andare al costruttore della singola macchina, però bisogna ricordarsi che è stato l’utilizzatore a mettere insieme i vari pezzi e cercare di annullare i rischi, quindi in alcuni casi potrebbe essere proprio lui a essere segnalato al MISE.
Faccio un esempio. C’è un avvio inatteso di un braccio robotico che sta all’interno di un’isola. Il robot da solo non è una macchina, è una quasi macchina, quindi può essere usato solo nel contesto di un insieme di macchine.
Se l’isola è costruita bene, se c’è un centro di lavoro chiuso e recintato, tutto perfetto e marcato CE, sarà difficile che arrivi una contestazione a te che hai marcato CE l’isola (in caso arriverà al produttore del robot).
Se però l’utilizzatore – quello che ha marcato CE l’insieme – ha modificato in qualche modo il robot, quando arriva la letterina del MISE il produttore dirà: “Guarda che in realtà io la macchina non l’ho consegnata così, la modifica è dell’utilizzatore”.
Al di là di chi ha marcato CE e si è fatto garante della sicurezza del macchinario, di fronte a un infortunio (magari corredato da processo penale), l’utilizzatore può imboccare diverse strade:
- Eliminare il macchinario coinvolto nell’infortunio
Questa è sicuramente la scelta più costosa. Inoltre potrebbe presentare altre difficoltà (ad esempio, la macchina è necessaria per il tuo ciclo di produzione e in commercio non esiste una sostituzione adeguata). Ma se tu come utilizzatore dici che hai sostituito la macchina con un’altra perché dopo l’infortunio non ti fidavi più, nessuno ti può contestare…
- Modificare il macchinario per implementare la sicurezza
Questa sembrerebbe la scelta più ovvia, no? Il macchinario ha causato un infortunio, proviamo a sistemarlo per migliorare la sicurezza…
Qui però scatta un paradosso: se modifichi la macchina con l’esplicita intenzione di aumentare la sicurezza, questa mossa potrebbe ritorcersi contro di te. In sede di processo penale, infatti, potrebbe essere vista come un’ammissione di colpevolezza.
Se lo SPRESAL trova la macchina modificata ti fa un bel verbale con la dicitura “ora per allora”, e dice che quella modifica testimonia che prima la macchina era pericolosa.
Il ragionamento è il seguente:
“Se hai dovuto modificare la macchina, vuol dire che non era abbastanza sicura. Avresti dovuto farlo prima ed evitare così l’infortunio”
Ora, chi vive le fabbriche sa che non funziona proprio così. Per quanto si cerchino di portare al minimo i rischi nelle aziende, esistono sempre rischi che non si possono eliminare – perché alcune operazioni rischiose sono necessarie alla produzione – o rischi che onestamente non si potevano prevedere, magari legati a comportamenti inaspettati da parte degli operai.
Questo però è un discorso pragmatico, che non regge come argomentazione in tribunale. Ecco perché molti utilizzatori di macchinari, specialmente se sono di grosse dimensioni, adottano la terza via…
- Modificare completamente il macchinario (ma per migliorare la produzione!)
Qui siamo un po’ in un’area grigia, ma io mi limito a registrare comportamenti che vedo applicare.
Ti ho spiegato che, se il macchinario coinvolto nell’infortunio viene modificato per migliorare la sicurezza, il datore di lavoro corre il pericolo di “incriminarsi” nel processo.
Tuttavia nulla vieta di modificare un macchinario per motivi produttivi. Le modifiche implementate saranno modifiche di tipo sostanziale, quindi andrà rifatta la certificazione CE. E, visto che si sta già lavorando sulla macchina, casualmente si può intervenire anche per migliorare la sicurezza…
Capisci dove voglio andare a parare?
Questa soluzione presenta solo un problema: potrebbe interferire con le indagini dello SPESAL. Non sempre, infatti, gli ispettori escono subito dopo l’incidente, a volte succede dopo diversi mesi.
Anche in questo caso, però, si possono adottare delle forme di tutela. Ad esempio, si possono girare dei video per mostrare il funzionamento del macchinario prima delle modifiche (una pratica che suggerisco sempre e comunque in caso di infortunio). Quei video potranno sempre, su richiesta, essere consegnati agli ispettori per svolgere la loro indagine.
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Spero di essere riuscito a spiegare bene come funziona in questi casi. Se hai domande contattami pure, sono sempre a disposizione.