Infortunio sul lavoro: cosa deve fare l’azienda?
Gli infortuni sul lavoro capitano, anche nelle aziende più preparate e attente alla sicurezza. È necessario quindi essere preparati a gestire queste situazioni complesse e che troppo spesso non si sanno affrontare correttamente.
Le azioni intraprese subito dopo un infortunio possono essere determinanti, specialmente quando c’è in ballo una possibile procedura penale. In questo articolo esploreremo il terreno minato delle decisioni post-infortunio e ti guideremo attraverso i passaggi essenziali per affrontare al meglio questa sfida legale.
Primo passaggio: la denuncia INAIL
Bene, diciamo che in azienda si è verificato un infortunio. Tutti, almeno credo, abbiamo vissuto questa esperienza o conosciamo qualcuno che l’ha vissuta. Gli infortuni possono variare notevolmente in quanto a gravità ma, indipendentemente dalla loro entità, è importante sapere come affrontarli correttamente.
La prima cosa da valutare è se l’infortunio può essere considerato accidentale o se è correlato all’uso di attrezzature specifiche. Se un operaio inciampa da solo e si fa male si tratta di un infortunio accidentale, e lo stesso si può dire se un martello cade sul piede. Ma se, ad esempio, qualcuno si fa male mettendo la mano nell’avvolgitore o in un’altra macchina, o in generale durante l’uso di attrezzature aziendali, allora c’è una connessione diretta con l’attrezzatura.
Inoltre, è essenziale considerare se l’infortunio ha comportato danni biologici significativi. Infatti anche un piccolo infortunio, che però richiede più di 40 giorni di prognosi e assenza dal lavoro, innesca procedure legali automatiche. I 40 giorni di prognosi possono derivare anche da infortuni relativamente minori, come una frattura della falange o un taglio apparentemente insignificante. Qualsiasi danno comporti un’invalidità permanente, anche minore, farà sicuramente scattare il procedimento penale.
È importante anche valutare se il dipendente è stato portato immediatamente in ospedale o se è tornato a casa dopo l’infortunio. Questo è un fattore cruciale. In alcuni casi, il dipendente può essere messo in malattia senza che nessun altro in azienda venga a conoscenza dell’infortunio. I proprietari danno una busta e dicono all’operaio “ecco, mettiti in malattia”. Lo so, questo è un approccio discutibile, ma voglio essere onesto con voi sulla realtà del mondo del lavoro.
Inoltre, bisogna considerare se il dipendente è stato portato al pronto soccorso da voi o se è andato da solo al termine del turno. Questi dettagli sono fondamentali, poiché influenzano il conteggio dei giorni di assenza e il coinvolgimento dell’INAIL. Se l’operaio va da solo in pronto soccorso, magari a fine turno, quando gli chiedono come si è fatto male dirà che è successo sul lavoro, e allora viene coinvolta l’INAIL.
Se il pronto soccorso è stato informato sull’infortunio, i contatori iniziano a girare. Anche se vengono concessi solo 7 giorni la prima volta e poi 35 giorni alla seconda visita, il totale supera i fatidici 40 giorni in modo cumulativo. In questo momento entra in gioco l’ASL o l’INAIL, ma è importante sapere che questa dinamica è indipendente dalla gravità dell’infortunio.
Infine c’è il fattore umano. L’operaio potrebbe essere arrabbiato per l’accaduto, oppure potrebbe essere stato consigliato da un avvocato che gli ha fatto intravedere l’opportunità di un risarcimento. Se l’infortunato sporge querela il procedimento legale verrà attivato indipendentemente dalla durata della prognosi e, una volta iniziato, sarà difficile interromperlo.
Cosa fare dunque?
La prima cosa da fare è cercare di capire cosa sia successo davvero. Questo significa ricostruire accuratamente l’intera sequenza degli eventi: come è accaduto, perché è accaduto e dove è accaduto.
Come possiamo far sapere allo Stato dell’accaduto? Se è chiaro che c’è stato un infortunio, e il dipendente è stato mandato in ospedale, l’azienda stessa può comunicare l’infortunio alle autorità tramite l’Ufficio Paghe che effettuerà la denuncia all’INAIL. Questo documento rappresenta il primo strumento di difesa.
Tuttavia, nelle aziende più piccole, questo processo potrebbe non essere così strutturato: spesso l’Ufficio Paghe è esterno e non ha una chiara comprensione di come redigere la denuncia. In questo caso, è importante fornire loro tutte le informazioni necessarie.
La denuncia all’INAIL è di fondamentale importanza, e ciò che ci scrivete può fare la differenza. Se, ad esempio, specificate che si tratta di un evento accidentale non legato a un’attrezzatura, è facile che non arrivino nemmeno gli ispettori in azienda.
Ovviamente è essenziale essere onesti e trasparenti sin dall’inizio. In caso contrario, se emergono discrepanze tra la versione iniziale dei fatti e quanto successivamente scoperto, potrebbe diventare molto più difficile difendersi legalmente.
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Secondo passaggio: lo stato dei luoghi
Ora passiamo al secondo strumento importante: la documentazione dello stato dei luoghi. Questo significa che dovete raccogliere prove tangibili per supportare la vostra posizione.

Ecco cosa dovete fare:
1. Fotografare il luogo dell’infortunio: Fate molte foto del luogo in cui si è verificato l’infortunio. Queste immagini possono essere fondamentali per contestualizzare l’accaduto e dimostrare la vostra buona fede nell’assicurare un ambiente di lavoro sicuro.
2. Fotografare l’attrezzatura coinvolta: Se l’infortunio è legato a una macchina o a un attrezzo specifico, assicuratevi di documentare attentamente le condizioni dell’attrezzatura coinvolta. Le foto possono aiutare a stabilire se vi sono state negligenze nell’uso o nella manutenzione di tali apparecchiature.
Le autorità, come l’ASL e l’INAIL, possono arrivare rapidamente sulla scena di un infortunio. Se arrivano anche i carabinieri, che non sanno cosa guardare, per sicurezza fanno mille foto, fotografano tutto. La ragione dietro a questa pratica è la volontà di raccogliere il massimo di informazioni possibile.
Ecco, voi fate lo stesso. Fotografate tutto, compresi i carabinieri mentre fanno le foto. Non è vietato fotografare un ispettore in azione; si tratta di un pubblico ufficiale che sta semplicemente svolgendo il suo lavoro. Tuttavia, tenete presente che queste foto non dovrebbero mai finire su Internet o essere utilizzate dalla stampa. La loro utilità principale sarà quella di fornire un contesto difensivo in caso di necessità.
Perché fotografare l’ispettore o il carabiniere? La ragione è che una foto scattata senza la presenza dell’ispettore potrebbe essere messa in discussione, sostenendo che sia stata manipolata o scattata in un momento successivo. Ma se nell’immagine c’è l’ispettore, allora c’era anche lui sul posto. Capite l’importanza di questa semplice precauzione?
La contestualizzazione delle immagini è cruciale, perché è fondamentale che l’immagine possa raccontare la sua storia da sola, senza bisogno di spiegazioni. Questo perché, in tribunale, durante il dibattimento, quelle foto verranno mostrate e dovrebbero essere comprensibili immediatamente. Inoltre, l’avvocato si occuperà di aggiungere la cornice della data alle foto e di contestualizzarle nel quadro della difesa.
Un’altra importante considerazione è che voi non siete pubblici ufficiali. Non siete agenti di polizia o carabinieri nominati da un giudice. Pertanto, è fondamentale mantenere la fiducia tra le parti coinvolte. Voi siete individui responsabili e seri che cercano di fare il loro lavoro nel modo migliore possibile, raccontando la vostra verità.
L’accusa avrà la sua versione dei fatti, la difesa ne avrà un’altra: in tribunale la “canzone della difesa” e la “canzone dell’accusa” si scontrano. Il giudice, in quanto terza parte, entrerà in possesso di tutte queste informazioni durante il dibattimento, senza aver letto nulla in anticipo. La sua decisione sarà basata su quanto emergerà durante le udienze del processo. Quindi, siate preparati, fornite all’avvocato gli strumenti necessari e siate pronti a contribuire alla ricerca della verità.
3. Redigere una relazione iniziale: Scrivete una relazione dettagliata che includa una descrizione completa di cosa è accaduto, chi era presente al momento dell’infortunio e qualsiasi altro dettaglio rilevante. Questa relazione sarà utile soprattutto se, come spesso accade, il processo legale si protrarrà nel tempo e, anni dopo l’accaduto, dovrete rinfrescare la memoria.
4. Raccogliere informazioni sull’attrezzatura: Ricostruite la storia dell’attrezzatura coinvolta. Da dove è arrivata? Chi l’ha modificata? C’è il manuale, la dichiarazione di conformità, la targhetta? Avete scambiato delle mail con il produttore dell’attrezzatura per gestire delle modifiche? Questi dettagli possono essere essenziali per dimostrare che avete preso tutte le precauzioni necessarie.
5. Verifiche periodiche: Se l’attrezzatura coinvolta richiede verifiche periodiche, cercate i documenti relativi a tali ispezioni. Spesso, queste verifiche sono effettuate da terze parti, e ottenere documentazione accurata su chi ha eseguito le ispezioni può essere cruciale.
Vi faccio un esempio da un caso reale. Qualche tempo fa in una fabbrica si è staccata una siviera, si è rovesciata la colata a caldo e ha ucciso quattro persone. L’incidente era legato alla rottura di un bilancino. Questo strumento aveva precedentemente subito un controllo e una verifica da parte di un soggetto qualificato.
La questione chiave è: chi ha effettuato questo controllo? E dov’è il verbale di ispezione da parte di questa persona? Spesso i verbali di verifica per questi dispositivi sono scarabocchiati con sigle o abbreviazioni e mancano delle informazioni fondamentali, come il nome e il cognome del verificatore. Questo, in realtà, rappresenta una problematica che va ben oltre il singolo caso in questione.
Nel mondo delle verifiche periodiche sugli accessori di sollevamento è comune che un incaricato di una ditta esterna venga mandato per effettuare queste verifiche. Tuttavia la firma su un semplice “verbalino” spesso non basta a individuare chi effettivamente ha eseguito il controllo.
Questa mancanza di trasparenza comporta difficoltà nell’attribuire responsabilità. Se il verificatore ha commesso degli errori o se si è verificato un problema non individuabile all’esterno, se c’era un vizio occulto che non è stato visto, è compito suo dimostrarlo, non dell’azienda dove c’è stato l’infortunio. Questo discorso però funziona solo se è chiara l’identità di chi ha effettuato il controllo!
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Consigli essenziali per affrontare un infortunio sul lavoro
MAI modificare la scena dell’infortunio
Assolutamente da evitare è la modifica della scena dell’infortunio. Immaginatevi questa situazione: c’è stato un incidente sul luogo di lavoro, e qualcuno, invece di preservare la scena, decide di spostare il cadavere, o peggio ancora, di alterare le prove (es. mettere un guanto dove non c’era). Questo è un errore grave che può compromettere seriamente il vostro caso.
I carabinieri non sono scemi, così come non sono scemi gli ispettori dell’ASL. La differenza tra il loro ruolo e il vostro è evidente: loro si dedicano esclusivamente a questa tipologia di lavoro. Invece voi come RSPP (Responsabile dei Servizi di Prevenzione e Protezione), consulenti di sicurezza, RSPP esterni o periti di parte, vi occupate di una gamma più ampia di compiti.
L’ispettore è un professionista esperto che affronta quotidianamente situazioni simili. Quando si verifica un infortunio viene chiamato d’ufficio e si impegna immediatamente nelle indagini. Ha una conoscenza approfondita di cosa cercare, è una macchina da guerra.
Inoltre, spesso si stabilisce una relazione di lunga data tra il perito e il PM (Pubblico Ministero), basata sulla fiducia reciproca. Questo è importante perché, quando l’ispettore e le sue parole hanno peso: è una terza parte neutrale che non ha alcun interesse personale, a differenza di chi ha un interesse diretto nella vicenda.
Insomma, la verità è sempre il vostro migliore alleato. Non cercate mai di falsificare prove o nascondere informazioni rilevanti.
Ricordatevi sempre che dalla Colpa ci si difende, dal falso non ci si può difendere.
Attenzione a modificare le macchine
Evitate di modificare le macchine o le attrezzature coinvolte nell’incidente prima di consultare un professionista. Questo può sembrare un tentativo di nascondere responsabilità, che potrebbe peggiorare la vostra situazione legale. Oppure potrebbe sembrare un’ammissione di colpa.
Come fare allora?
Iniziate con un dettagliato stato dei luoghi relativo alla macchina che ha causato l’infortunio. Poi preparate una relazione tecnica completa che espliciti chiaramente le ragioni per cui la macchina viene modificata.
Qui bisogna fare molta attenzione, perché apportare modifiche a una macchina può essere interpretato come un’ammissione implicita che fosse pericolosa. Bisogna però tener conto anche dell’obbligo di aggiornare le macchine secondo lo stato dell’arte della tecnologia, come stabilito dall’articolo 18, comma z, del decreto legislativo 81/2008. È vostro dovere mantenere il massimo grado di sicurezza per tutte le attrezzature di lavoro, anche se spesso questa normativa non viene rispettata.
La questione delle modifiche apportate alla macchina è quindi delicata. Farle potrebbe, in un certo senso, confermare che la macchina non era adeguatamente sicura. Tuttavia, nell’elaborare la vostra relazione potete affermare che la macchina era originariamente sicura, indicando le ragioni precise. Inoltre, potete spiegare che, per una maggiore precauzione, avete apportato miglioramenti alla sicurezza per scopi specifici.
Non rendetevi ricattabili
Non cercate di accordarvi con i testimoni o di influenzare le loro testimonianze. Questo può rendervi ricattabili in futuro. Lasciate che i testimoni parlino liberamente.
Aggiornate le valutazioni dei rischi
Infine, valutate se è necessario aggiornare le vostre valutazioni dei rischi e le procedure di sicurezza a seguito dell’infortunio, consultando anche qui un perito e l’avvocato. Mantenete tutte le attrezzature al massimo grado di sicurezza e documentate i vostri sforzi in tal senso.
In conclusione
Dopo un infortunio, è essenziale seguire questi due strumenti principali: la denuncia all’INAIL e la documentazione dello stato dei luoghi. Questi passi possono fare la differenza nel determinare la responsabilità e nel proteggere i vostri diritti.
Ricordate sempre che la chiarezza e l’onestà sono fondamentali in questo processo, e collaborare con le autorità e i professionisti legali è la strada migliore per affrontare un infortunio sul lavoro.