La sicurezza sul lavoro è una questione primaria per ogni azienda, ma purtroppo, gli incidenti sul lavoro possono accadere indipendentemente da quanto ben strutturato sia il sistema di gestione della sicurezza. È quindi essenziale non solo prevenire gli incidenti, ma anche essere preparati su come affrontarli quando si verificano.
In questo articolo, realizzato grazie alla collaborazione dell’avvocato Rinaldo Sandri, esploreremo le strategie chiave per gestire un incidente sul lavoro, difendere i vostri interessi e, se possibile, prevenire l’infortunio fin dall’inizio.
Prevenzione come difesa primaria: le “quattro gambe” della sicurezza
Prima di vedere nel dettaglio cosa accade quando si verifica un incidente sul lavoro, è importante avere chiaro come prevenirlo. La prevenzione, infatti, rappresenta la prima linea di difesa e si basa su alcuni accorgimenti: le cosiddette “quattro gambe della sicurezza”. Quali sono?
- Organizzazione della sicurezza: è necessario costruire un sistema di gestione della sicurezza solido e ben strutturato. Un sistema di questo tipo non solo riduce il rischio di incidenti, ma dimostra anche l’attenzione dell’azienda alla sicurezza in caso di infortunio.
- Formazione e addestramento: bisogna assicurarsi che i dipendenti siano correttamente formati, informati sulle procedure di sicurezza e addestrati per affrontare situazioni di emergenza.
- Scelta di un Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) solido: il DVR deve essere accurato, completo e facilmente accessibile. Una corretta valutazione dei rischi aiuta a identificare potenziali problemi e a implementare misure preventive efficaci.
- Scelta di attrezzature marcate e certificate: bisogna optare sempre per macchinari e attrezzature conformi a tutte le normative di sicurezza. Queste scelte iniziali possono influenzare in modo significativo la sicurezza sul luogo di lavoro.
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La strategia di gestione di un infortunio sul lavoro
Se, nonostante tutte le precauzioni, si verifica un incidente sul lavoro, è fondamentale avere una strategia di gestione ben definita fin da subito.
Dobbiamo ricordare che si parla di infortunio sul lavoro quando l’incidente avviene sul luogo di lavoro, spesso a causa di attrezzature o macchinari, e produce un danno biologico ad un operatore. Gli infortuni sul lavoro sono procedibili, quindi possono produrre un procedimento penale. Ma quando?
Escludendo le situazioni di querela, di solito un procedimento penale inizia quando la lesione del lavoratore è grave e risponde alle condizioni previste dall’articolo 583 del Codice penale. Devono inoltre essere superati i 40 giorni di malattia che, attenzione, non sempre sono consecutivi. Può infatti accadere che il procedimento penale inizi dopo alcuni mesi dall’infortunio se i giorni di malattia vengono cumulati.
Una delle prime azioni da intraprendere in caso di infortunio è la denuncia all’INAIL. La precisione e l’accuratezza di questa denuncia sono cruciali, poiché diventa una fonte di prova importante in caso di procedimento legale. La descrizione dell’incidente fornita in questa fase dovrebbe essere chiara e completa.
Chi si occupa di fare la denuncia all’INAIL? Dipende. Normalmente, se l’azienda è grande e strutturata la denuncia viene fatta dall’Ufficio personale; se invece l’azienda è piccola se ne occupa generalmente il commercialista. Nel caso in cui l’ATS intervenga immediatamente insieme ai soccorsi, sarà lui ad occuparsi della descrizione dell’incidente da allegare alla denuncia, altrimenti è responsabilità dell’azienda.
Un errore che si commette spesso è tentare di alterare la scena dell’incidente, ad esempio applicando i Dispositivi di Protezione Individuali (DPI) sulla vittima o ancora cercando di influenzare le testimonianze dei presenti – anche se è difficile che ci siano dei testimoni.
Spesso, però, la ricostruzione dell’evento è processuale. Quindi è importante ricordare che ogni azione intrapresa dopo l’incidente può diventare una prova in sede di processo. Modificare attrezzature o prescrizioni solo dopo l’incidente può essere visto come un’ammissione di responsabilità, oltre a compromettere potenzialmente la posizione dell’azienda.
Individuare i responsabili
Quando l’Autorità per la sicurezza sul lavoro (ASL) o l’Autorità di tutela della sicurezza (ATS) effettuano un controllo, il loro obiettivo primario è identificare chi è responsabile dell’incidente e se ci sono, quindi, responsabilità oggettive legate all’organizzazione del lavoro.
La prospettiva con cui si guarda l’incidente è molto importante. Ovviamente i difensori cercheranno di proteggere l’azienda e il RSPP delegato alla sicurezza, mentre le autorità di controllo – come l’ATS o l’Asl – cercano la verità e la protezione della vittima. Questa differenza di prospettiva può creare sfide nella gestione dell’incidente e nel processo legale successivo.
Teniamo comunque conto che L’ATS prima e il pubblico ministero poi assumono come valido il ragionamento per cui se è successo un incidente qualcosa non ha funzionato. Quindi, di fatto, loro penseranno quasi sempre in una logica di colpa e non di causa, e i difensori dovranno essere molto bravi nell’intervenire fornendo elementi utili alla difesa.
Errori comuni da evitare

Fatte queste premesse, andiamo a vedere più da vicino quali sono i principali errori che vengono commessi sia in fase di prevenzione sia dopo l’incidente.
1. Valutazione dei Rischi: la chiave della prevenzione
La valutazione dei rischi è un punto cruciale nella prevenzione degli incidenti sul lavoro. Tuttavia uno degli errori più comuni è la realizzazione di valutazioni dei rischi troppo generiche o insufficienti. Spesso, ci si basa semplicemente sul manuale delle macchine o delle attrezzature, trascurando di prendere in considerazione i rischi specifici del luogo di lavoro. È fondamentale compiere una valutazione dei rischi dettagliata, considerando il contesto aziendale e coinvolgendo chi effettivamente utilizza le attrezzature.
Ad aggravare la situazione c’è il fatto che spesso nelle aziende nessuno legge il manuale. In alcuni casi i manuali sono effettivamente scritti male e di difficile comprensione, ma in molti altri casi sono facilmente accessibili e ben fatti. A prescindere, il manuale è il primo strumento che possiamo utilizzare per fare una corretta valutazione dei rischi e per garantire maggiore sicurezza.
Al contrario di ciò che spesso accade, bisogna evitare di fare valutazione dei rischi “preconfezionate”, senza prestare adeguata attenzione ai documenti del macchinario e al contesto di lavoro.
Tra l’altro, dobbiamo ricordare che i processi ai costruttori sono pochissimi; la maggior parte dei processi coinvolgono invece gli imprenditori che inseriscono una macchina nel loro ambiente di lavoro senza fare una valutazione complessiva dei rischi e magari senza leggere il manuale fornitogli dal costruttore.
2. Formazione e addestramento
I termini formazione e addestramento vengono talvolta confusi o ritenuti uguali, ma la legge sulla sicurezza dell’81 definisce chiaramente la loro differenza. Si parla di formazione quando vengono fornite le informazioni necessarie per capire il funzionamento di un’attrezzatura o di un procedimento. Si parla invece di addestramento quando si predispone un procedimento volto all’acquisizione concreta delle pratiche di lavoro.
L’addestramento è quindi un aspetto fondamentale nella prevenzione degli incidenti sul lavoro. Spesso, però l’addestramento viene svolto in modo informale, senza una documentazione adeguata e senza una verifica formale della sua efficacia.
È invece essenziale registrare i dettagli dell’addestramento, compresa la durata, il contenuto e le firme delle persone coinvolte. Sarebbe meglio avere anche un test di valutazione o un commento dell’addestratore sull’addestrato in cui viene specificato che l’argomento è stato acquisito. In questo modo, è possibile dimostrare che l’addestramento è stato eseguito in modo adeguato e che i dipendenti sono pienamente consapevoli dei rischi e delle procedure da seguire.
L’addestramento documentato è poi utile anche nei procedimenti penali: tracciare l’addestramento è uno strumento straordinario in sede di processo. A volte, quindi, è preferibile fare addestramento, magari personalizzato, invece che fare una formazione generica.
3. Omessa vigilanza: ruolo dei preposti e dei lavoratori
L’omessa vigilanza è una delle contestazioni più comuni in caso di incidenti sul lavoro. Tuttavia, la legge stabilisce chiaramente i ruoli e le responsabilità per la vigilanza sul posto di lavoro.
Il datore di lavoro ha il compito di creare un’organizzazione che preveda la vigilanza adeguata, ma questa vigilanza può anche essere delegata ai preposti. La chiave è documentare chiaramente questi ruoli e le relative responsabilità, in modo che sia possibile dimostrare che la vigilanza è stata effettuata in modo adeguato.
Dobbiamo quindi fare una distinzione tra i due tipi di vigilanza:
- vigilanza in capo al datore di lavoro;
- vigilanza in capo ai preposti.
Nel primo caso, la responsabilità del datore di lavoro viene soddisfatta con l’organizzazione, l’adozione e l’attuazione di sistemi di gestione della sicurezza in linea con l’art. 17 dell’81.
Se non è possibile seguire le indicazioni della norma, per esempio perché l’azienda è piccola, si devono costruire degli elementi di vigilanza e un’organizzazione che permetta di dimostrare che la vigilanza è addebitata a chi fa operatività.
La vigilanza del preposto è invece più operativa, ma non dimentichiamo che il lavoratore stesso è un portatore attivo di vigilanza. Come dice una sentenza della Cassazione, siamo passati da un sistema di vigilanza eccentrico, fondato sulla sola figura del datore di lavoro, ad un sistema collaborativo di vigilanza centrato su più figure responsabilizzate in tema di sicurezza.
La vigilanza sui comportamenti si è spostata dall’alto al basso. Le aziende sono più strutturate e quindi suddividono maggiormente le responsabilità della vigilanza. Per questo motivo il tema della vigilanza perde sempre più appeal tanto che non è più molto citato nei processi. I problemi sono, più spesso, a monte, nella gestione dell’intero sistema di sicurezza.
4. Dichiarazioni immediate
Le dichiarazioni fatte immediatamente dopo un incidente sul lavoro possono essere molto preziose, visto che tendono ad essere più genuine e meno orientate a trovare soluzioni difensive. Queste dichiarazioni possono però essere inaccurate o influenzate dall’emozione. Nel caso in cui le informazioni siano errate bisogna dimostrare che la ricostruzione non è corretta, quindi in sede di processo si presenteranno delle evidenze contro fattuali.
È fondamentale documentare le circostanze dell’incidente e cercare conferme oggettive, per esempio utilizzando prove e testimonianze per chiarire la situazione.
Cosa succede quando si chiudono le indagini?
La notifica di chiusura delle indagini è il momento che segna l’inizio di un percorso giuridico, quello in cui bisogna prendere decisioni importanti e scegliere tra le diverse opzioni. In molti casi ci sono più persone coinvolte nell’indagine legata a un infortunio e ciascuno dovrà prendere la propria decisione. Vediamo insieme quali sono le alternative.
- Patteggiamento
In sostanza il patteggiamento comporta l’accettazione di una condanna, ma con una significativa flessibilità della pena. Le parti coinvolte nel caso negoziano una pena condivisa che soddisfi entrambe le parti. Questa opzione può essere particolarmente vantaggiosa quando si desidera evitare un processo completo o quando si è disposti a cooperare con la giustizia. Anche in situazioni di reati dolosi il patteggiamento è una strada percorribile.
- Processo Ordinario
Optare per il processo ordinario significa affrontare un procedimento giudiziario completo, con la possibilità di presentare prove e testimoni in un’aula di tribunale. In questo caso, si ha l’opportunità di contestare le accuse e cercare di dimostrare la propria innocenza. Questo percorso richiede tempo e risorse considerevoli, ma offre la possibilità di un processo equo e completo.
- Processo Abbreviato
Il processo abbreviato è una variante del processo ordinario che offre uno sconto di pena del 30% in caso di condanna. Questa opzione è disponibile solo se si è disposti a riconoscere la propria colpevolezza e a patteggiare una pena ridotta in anticipo. È una scelta che può essere vantaggiosa per coloro che sono consapevoli delle proprie responsabilità e desiderano beneficiare di una riduzione della pena.
- Messa alla Prova
La messa alla prova è una via detentiva innovativa che può essere scelta in diversi contesti, anche in caso di infortunio. In pratica, questa opzione consente di accettare la propria sentenza ma di commutare la pena in lavori di pubblica utilità o servizi sociali. È una scelta che può essere considerata come una forma di “redenzione” in cui il condannato contribuisce alla comunità invece di scontare la pena in carcere.
Il percorso legale scelto può avere un impatto significativo sul risultato del caso. La decisione di patteggiare, affrontare un processo ordinario o abbreviato, o optare per la messa alla prova dipende da una serie di fattori, tra cui la gravità delle accuse, le prove disponibili e la volontà di cooperare con le autorità giudiziarie.
Inoltre, dobbiamo tenere presente che il tipo di procedura può influenzare anche il giudice assegnato al caso. Ad esempio, solo nella messa alla prova si avrà lo stesso giudice della fase investigativa. Quindi come scegliere la soluzione migliore? Consultare un avvocato esperto è la via più certa per scegliere la strada giuridica migliore per una situazione specifica.
Scelte processuali dei diversi imputati
Non tutti gli imputati devono necessariamente seguire la stessa strada processuale. Molti fattori influenzano la scelta, come la responsabilità operativa o organizzativa e la difendibilità di ciascuna posizione. Ad esempio, l’imputato responsabile delle operazioni potrebbe optare per il patteggiamento, lasciando l’altro imputato, con responsabilità organizzativa, a difendere la sua posizione. Questo perché è spesso più difficile difendere una colpa operativa rispetto a una colpa organizzativa.
Anche decidere di condividere lo stesso avvocato o lo stesso perito può comportare sfide, dal momento che la difesa potrebbe essere inconciliabile per via delle posizioni giuridiche e delle responsabilità diverse degli imputati. In alcuni casi, potrebbe essere necessario avere avvocati e consulenti separati per garantire difese autonome ed efficaci.
Ad esempio se capita un infortunio complesso in cui c’è il coinvolgimento anche di un committente e di un appaltatore, deve essere seguito anche il perimetro di legge segnato dall’Art. 26 della legge 81/2008. In questo caso, quindi, sarà necessaria la presenza di più avvocati con ruoli diversi così da garantire copertura per tutte le parti implicate.
Ruolo del giudice
Il ruolo del giudice varia a seconda della strada processuale scelta. Nelle opzioni come il patteggiamento o la messa alla prova, il giudice ha un ruolo diverso rispetto al processo ordinario o abbreviato. La messa alla prova, ad esempio, comporta una valutazione da parte del giudice per determinare se l’imputato può accedere a questo strumento. Nel caso del processo ordinario o abbreviato, è possibile che il giudice non sia lo stesso dei casi alternativi.
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La questione della prescrizione
Fino a qualche anno fa, la prescrizione rappresentava una solida difesa legale per chiunque fosse coinvolto in procedimenti penali. Nel 2020, però, questa pratica è stata interrotta e addirittura eliminata. Successivamente, con l’introduzione della legge Cartabia, è emersa l’improcedibilità come una sorta di alternativa alla prescrizione.
Dopo la legge Cartabia, la prescrizione continua a rappresentare un aspetto cruciale del diritto penale, ma con alcune nuove sfumature. Viene infatti interrotta dopo la pronuncia della sentenza di primo grado. A questo punto i responsabili del procedimento penale devono assicurarsi che il procedimento di appello venga fissato entro due anni dalla conclusione del grado precedente. In caso contrario, il procedimento diventerebbe improcedibile.
Per comprendere l’effettiva complessità della questione, facciamo un esempio con un reato commesso dopo il 2020. Affinché tale reato possa essere prescritto è necessaria la pronuncia di una sentenza di primo grado entro 7 anni e mezzo. Questo rende la prescrizione un’opzione estremamente difficile da raggiungere. L’unico scenario in cui la prescrizione potrebbe ancora essere valida è se non intercorrono due anni tra il primo e il secondo grado del processo. Di conseguenza, i procedimenti di appello e di Cassazione devono essere fissati entro un certo periodo se si vuole evitare l’improcedibilità del caso.
Ricordiamoci comunque che la legge è in continua evoluzione, quindi consultare un legale è la soluzione migliore per avere chiara la procedura corretta da seguire.
In conclusione
Affrontare accuse o implicazioni legali in caso di infortuni sul lavoro richiede una comprensione approfondita delle opzioni legali disponibili e delle diverse strategie di difesa.
Prima di tutto bisogna puntare sulla prevenzione, sulla base delle “quattro gambe della sicurezza”: definire chiaramente le responsabilità aziendali, compilare in modo accurato il DVR, garantire la formazione e l’addestramento adeguati dei dipendenti e preferire macchinari marcati e certificati da mantenere in conformità con i manuali.
Infine, dobbiamo essere consapevoli delle implicazioni delle varie strategie legali e pianificare il comportamento in sede di tribunale di conseguenza. La consulenza di un avvocato esperto in diritto del lavoro può essere essenziale per guidare le scelte migliori in caso di infortuni sul lavoro.
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