💡 IL PUNTO DI VISTA DI CLAUDIO DELAINI
Li trovi quasi in ogni capannone industriale, nei cortili dei centri commerciali, negli spazi di servizio degli ospedali, nelle aree di carico delle catene della grande distribuzione: i compattatori di rifiuti sono tra quelle macchine talmente diffuse da essere diventate invisibili. Nessuno li vede come una fonte di rischio.
Eppure due norme tecniche europee – la EN 16486 per i compattatori orizzontali e la EN 16500 per le presse verticali – dedicano decine di pagine a pericoli molto concreti: schiacciamento, cesoiamento, avviamento intempestivo, proiezione di materiali, ribaltamento. Spesso, però, queste macchine vivono in una zona grigia della gestione della sicurezza aziendale. Capire perché aiuta a uscirne.
Una macchina ai margini… letteralmente
Prima ancora di parlare di responsabilità e norme, vale la pena soffermarsi su dove i compattatori vengono fisicamente collocati. Di solito in un angolo del cortile, in un sottopasso, nel retro di un magazzino, in un’area di servizio che nessuno frequenta abitualmente. Luoghi utili proprio perché periferici, lontani dal flusso principale delle attività aziendali. Questa collocazione, però, ha una conseguenza diretta sulla sicurezza: la macchina è fuori dalla vista e fuori dalla mente di chi gestisce l’azienda. Nessuno ci passa davanti ogni giorno e nota se qualcosa non funziona, nessuno si chiede chi la stia usando e come.
È in questi contesti nascosti che accade un fenomeno tutt’altro che raro: il lavoratore che usa il compattatore a sproposito, di propria iniziativa, senza essere stato formato e spesso senza che nessuno lo sappia. Non perché abbia cattive intenzioni, ma perché la macchina è lì, sembra semplice da usare e smaltire un po’ di cartone in fretta sembra la soluzione più comoda. Il compattatore viene percepito come un grande bidone con un pistone, non come un’attrezzatura con parti in movimento potenti e rischi specifici. Questa percezione distorta è alla radice di molti degli infortuni che si verificano su queste macchine.
Compattatori di rifiuti a noleggio: se la macchina è di qualcun altro
La stragrande maggioranza dei compattatori presenti nelle aziende italiane non è di proprietà, ma a noleggio. Arrivano su un camion e vengono installati nel cortile o nel locale rifiuti. Quel che spesso non si considera è che, da quel momento in poi, la responsabilità operativa è dell’utilizzatore, non del noleggiatore.
Il D.Lgs. 81/2008 è chiaro su questo: chi mette a disposizione dei lavoratori un’attrezzatura risponde della sua sicurezza, indipendentemente da chi ne è il proprietario.
Già così, la situazione ha una sua complessità. Diventa ancora più intricata quando, come accade spessissimo, entra in gioco un terzo soggetto: la cooperativa di servizi che gestisce operativamente il magazzino, le pulizie o la logistica dell’azienda, o anche una cooperativa specifica che si occupa di smaltire i rifiuti del compattatore. Il quadro tipico, infatti, è quello in cui la macchina è di proprietà di una società di noleggio, viene installata presso un’azienda committente e viene usata quotidianamente dai lavoratori di una cooperativa appaltatrice. Tre soggetti distinti, una sola macchina, e una responsabilità che non scompare, ma si moltiplica per tre.
Proprio a questo proposito, la giurisprudenza ha affermato con chiarezza il principio della “concorrenza delle posizioni di garanzia”; detto più semplicemente, il noleggiatore risponde di aver messo in circolazione una macchina sicura e conforme, il committente (l’azienda) risponde di averla installata correttamente e di aver informato l’appaltatore (la cooperativa) dei rischi presenti nel proprio ambiente di lavoro, la cooperativa come datore di lavoro risponde di aver formato e tutelato i propri lavoratori che quella macchina la usano ogni giorno. Non è possibile scaricare la responsabilità su un altro anello della catena semplicemente firmando un contratto.
Su quest’ultimo punto esiste una sentenza della Cassazione particolarmente significativa che riguarda proprio un compattatore (sentenza n. 13291 del 30 marzo 2023). La corte ha infatti confermato la condanna dell’azienda committente, proprietaria di un magazzino, per omessa informazione sui rischi connessi all’uso del compattatore nei confronti della società appaltatrice dei servizi di pulizia. Il lavoratore infortunato era un dipendente di quest’ultima, il cui contratto non prevedeva l’uso del compattatore. Fu però il direttore del magazzino a chiedergli di aiutare nello smaltimento del cartone, senza che nessuno avesse mai informato l’azienda appaltatrice dei rischi specifici di quella macchina.
La sentenza è penale. È una condanna per omicidio colposo.
Prima del noleggio: l’obbligo di confronto
Il problema del noleggio nasce però prima ancora dell’uso quotidiano. Le norme tecniche prevedono (come requisito progettuale e informativo) che tra il costruttore/fornitore e l’utilizzatore avvenga un dialogo preliminare sull’installazione per capire dove verrà posizionata la macchina, con quali materiali lavorerà, chi la userà, in quale contesto ambientale opererà. Nella realtà del noleggio, questo dialogo avviene raramente, o si risolve in uno scambio di pochi minuti. La macchina arriva, viene collegata, e inizia a funzionare.
Ma quali sono i pericoli di un confronto troppo frettoloso?
Se non si sono elencati precisamente i materiali da compattare, la macchina potrebbe trovarsi a lavorare con materiali per cui non è stata progettata, con rischi di proiezione, blocco o danneggiamento dei componenti. Se nessuno ha valutato il contesto di installazione, potrebbero mancare le misure aggiuntive necessarie per un’area accessibile a personale non formato o, in certi casi, al pubblico. Infine, se non sono state chiarite bene le condizioni ambientali (temperature esterne, esposizione agli agenti atmosferici, vibrazioni trasmesse dal pavimento) i sistemi di protezione elettronica potrebbero non funzionare entro i parametri per cui sono stati tarati. La norma prevede che questi temi vengano affrontati prima dell’installazione proprio perché dopo, nella pratica, si sa che non li affronta più nessuno.
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L’interfaccia con il container, un punto che nessuno guarda
Una delle aree di rischio più sottovalutate rispetto al compattatore di rifiuti non riguarda la macchina in sé, ma il punto in cui esso si incontra con il container che raccoglie il materiale compattato. Le norme tecniche dedicano una sezione specifica a questa interfaccia, perché è proprio lì – nel momento in cui il container viene agganciato, spostato o sostituito – che si concentrano rischi meccanici significativi.
Il container, di solito, non appartiene all’azienda utilizzatrice, se lo porta via la ditta di raccolta. Ma chi verifica che le dimensioni e le caratteristiche del container siano compatibili con il compattatore installato? Chi garantisce che il sistema di aggancio funzioni correttamente? Nella gestione quotidiana, queste domande raramente trovano una risposta strutturata. La sostituzione del container è spesso considerata un’operazione logistica, non un’attività con implicazioni sulla sicurezza.
Il problema dell’accesso non autorizzato
I compattatori vengono solitamente installati in aree esterne o semi-esterne, spesso accessibili non solo agli addetti ma a chiunque transiti nell’area aziendale: autisti in attesa, manutentori di altri impianti, visitatori, in alcuni contesti persino personale non formato. Le norme richiedono che ogni compattatore sia dotato di sistemi per prevenire l’avviamento non autorizzato – chiavi, selettori con chiave rimovibile, cassette di comando chiudibili a chiave – e che questi sistemi siano effettivamente attivi quando la macchina non è in uso.
Nella realtà, soprattutto in case di macchine a noleggio di cui nessuno si sente pienamente “proprietario”, questi dispositivi di blocco vengono spesso trascurati. La chiave rimane inserita, il pannello di comando resta accessibile. Non perché ci sia malafede, ma perché la macchina è percepita come un contenitore di rifiuti, non come un’attrezzatura di lavoro che richiede gestione attiva.
Le verifiche periodiche: di chi è la responsabilità?
Le norme tecniche raccomandano ispezioni periodiche almeno con cadenza annuale, affidate a personale competente e autorizzato. Queste verifiche riguardano lo stato dei dispositivi di sicurezza, dei sistemi idraulici, dei finecorsa, delle protezioni mobili – insomma, tutto ciò che nel tempo si può deteriorare, allentare o smettere di funzionare correttamente.
Su una macchina di proprietà, questa responsabilità è chiara e spetta all’azienda. Su una macchina a noleggio usata da una cooperativa, la questione si complica sensibilmente.
Il contratto di noleggio prevede la manutenzione? Chi la fa e con quale periodicità? Chi verifica che sia stata fatta?
Sono domande che raramente entrano nel merito dei contratti standard, e che l’utilizzatore dovrebbe invece porre esplicitamente prima di firmare.
Rischi dei compattatori che nessuno conosce: il pistone che scende da solo e lo sblocco degli intasamenti
Ci sono due situazioni operative che le norme tecniche trattano con particolare attenzione e che nella pratica aziendale sono quasi completamente ignorate.
La prima riguarda le presse verticali. Il pistone di compressione può scendere lentamente anche a macchina spenta, per effetto della pressione residua nel sistema idraulico o pneumatico — un fenomeno che le norme chiamano “movimento strisciante”. Il momento in cui questo rischio si materializza è quello in cui l’operatore è più esposto: nel momento della legatura manuale della balla, con le mani e le braccia parzialmente all’interno della camera di compressione. Non serve un guasto improvviso, non serve una distrazione: basta la fisica del sistema idraulico, e un pistone che nessuno ha messo in sicurezza.
La seconda riguarda entrambe le tipologie di macchina. Lo sblocco degli intasamenti è probabilmente l’operazione più pericolosa nell’uso quotidiano di un compattatore, e le norme lo sanno: richiedono che la macchina sia progettata per consentire questa operazione senza che nessuno debba accedere alle zone pericolose. Dove questo non è possibile, esistono requisiti precisi.
Nella realtà delle aziende, invece, lo sblocco viene spesso gestito in maniera improvvisata: di frequente con la macchina ancora alimentata elettricamente, senza nessuna procedura scritta, da chiunque si trovi nei paraggi in quel momento. È il tipo di operazione che non finisce mai nel registro infortuni… finché non finisce nel registro infortuni!
Il manuale: esiste, è in italiano, ce l’ha qualcuno?
L’obbligo di fornire il manuale d’uso in lingua italiana è un requisito di legge per qualsiasi macchina immessa sul mercato europeo. Le norme tecniche sui compattatori specificano ulteriormente cosa il manuale deve contenere: istruzioni operative, procedure di manutenzione, informazioni sulla pulizia sicura, indicazioni per sbloccare intasamenti senza esporre l’operatore alle zone pericolose.
Su macchine a noleggio con qualche anno di vita, il manuale spesso non si trova. A volte non è mai arrivato, a volte è andato perso nei cambi di sede, a volte esiste solo in lingua straniera. Chi forma gli addetti su una macchina di cui non si ha la documentazione? La risposta, nella pratica quotidiana di molte aziende, è: nessuno, o almeno nessuno in modo strutturato.
Cosa fare, concretamente
Non serve trasformare la gestione del compattatore in un progetto complesso. Bastano alcune domande che ogni responsabile della sicurezza dovrebbe porsi:
- Il contratto di noleggio specifica chi fa la manutenzione e con quale frequenza?
- Il contratto con la cooperativa prevede formazione specifica su questa macchina?
- Come azienda committente, stai fornendo alla cooperativa le informazioni sui rischi specifici del compattatore?
- Il manuale esiste ed è accessibile agli addetti?
- I sistemi di blocco contro l’avviamento non autorizzato sono attivi quando la macchina non è in uso?
- Chi sostituisce il container sa come farlo in sicurezza?
- È stata fatto un minimo di formazione specifica?
Il compattatore non è una
macchina ad alto profilo di rischio come una pressa o un robot industriale. Ma è comunque una macchina con parti in movimento potenti, spesso installata in contesti poco controllati, affidata a lavoratori che nessuno ha mai formato specificamente su di essa. E, come ha ricordato la Cassazione, la catena della responsabilità non si spezza solo perché la macchina appartiene a qualcun altro.
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