💡 IL PUNTO DI VISTA DI CLAUDIO DELAINI
Entra in quasi ogni reparto produttivo e trovi un gancio. Agganciato a un carroponte, infilato in una catena, avvitato a un’asta per appendere i pezzi prima della verniciatura. A volte tutte e due le cose, nello stesso turno, nella stessa azienda.
Quei due ganci non sono la stessa cosa. Anche se fisicamente sono identici.
Uno è un accessorio di sollevamento. L’altro è un prodotto di uso generale. E non è una sottigliezza burocratica: cambia la normativa, cambia la documentazione che devi avere, cambiano le verifiche da fare. E quando le cose vanno storte, cambia chi risponde di cosa.
È una distinzione che vedo ignorare ogni giorno — non per malafede, ma perché nessuno l’ha mai spiegata davvero.
A fare un accessorio di sollevamento non è la forma, ma l’uso dichiarato
La domanda che molti si fanno quando acquistano un gancio, una maglia o un golfare è: “Questo ha il CE?”.
Come se il marchio fosse una proprietà dell’oggetto, un bollino di qualità universale. Non funziona così.
Il marchio CE su un accessorio di sollevamento indica che quel prodotto è stato progettato, calcolato e certificato per essere interposto tra un mezzo di sollevamento e un carico. Dunque segue la Direttiva Macchine (o, almeno dal 20 gennaio 2027, il Regolamento Macchine). E c’è un produttore che ha preso responsabilità precise: dichiarazione di conformità, fascicolo tecnico, manuale.
Lo stesso gancio usato per appendere pezzi a un’asta di verniciatura non è un accessorio di sollevamento. Rientra nel Regolamento sulla Sicurezza Generale dei Prodotti (GPSR, Reg. UE 988/2023). Deve essere sicuro, deve avere istruzioni d’uso. Ma le regole sono diverse.
Il criterio che fa la differenza è uno e uno solo: l’uso dichiarato. Se il prodotto è progettato per essere interposto tra un mezzo di sollevamento e un carico – dunque, per sollevare, calare, sostenere carichi in modo dinamico – siamo nel mondo degli accessori di sollevamento. Se è progettato per appendere, fissare, tenere in posizione in modo statico, siamo fuori da quel perimetro.
Le conseguenze pratiche della diversa classificazione
Immagina un’officina metalmeccanica. Lo stesso modello di gancio viene usato in due modi diversi nella stessa giornata: agganciato a una catena per spostare un semilavorato pesante con il carroponte, e infilato in un supporto per tenere fermo un componente durante la lavorazione.
Nel primo caso, quel gancio deve avere marchio CE, deve avere indicata chiaramente la WLL (Working Load Limit, il limite del carico di lavoro) deve avere un manuale e il certificato CE. Deve essere controllato periodicamente. Se si rompe durante il sollevamento, a patto che tu lo abbia usato nel modo previsto, la responsabilità risale fino al produttore.
Nel secondo caso, basta che il gancio sia sicuro per quell’uso specifico. Non serve il CE. Le verifiche periodiche seguono regole diverse. Tutto cambia.
Il problema nasce quando i due usi si confondono. O quando un produttore mette il CE su tutto “per sicurezza”, senza distinguere. Perché mettere il CE su un prodotto che non è un accessorio di sollevamento non è una precauzione, è assumersi una responsabilità che forse non si vuole.
Gli accessori di sollevamento “da pensione”
C’è una categoria di attrezzature presente in quasi ogni reparto: gli accessori che potremmo chiamare “da pensione”. Non sono a catalogo. Non hanno marcatura CE. Non hanno documentazione. A volte non si sa chi li ha prodotti, quando, o per quale scopo originario. Sono lì da anni, qualcuno li usa perché “li ha sempre usati”.
Il problema non è che siano necessariamente pericolosi, è che nessuno può sapere se sono sicuri, perché non c’è nulla che lo attesti. Non c’è una portata dichiarata, non c’è un coefficiente di sicurezza verificato, non c’è un manuale.
Considera questo scenario: durante un giro in reparto in un’azienda di carpenteria metallica vengono trovati diversi accessori di questo tipo tra le attrezzature in uso quotidiano — ganci non marcati, catene di dubbia provenienza, anelli saldati artigianalmente. Nessuno li aveva messi lì per aggirare le regole: semplicemente erano sempre stati lì, e nessuno li aveva mai messi in discussione.
Il preposto in quei casi si trova in posizione difficile: deve saper distinguere cosa è idoneo da cosa non lo è, ma spesso non ha gli strumenti per farlo. Non per negligenza, ma perché nessuno gliel’ha mai insegnato davvero.
Accessori di sollevamento e “normale ferramenta”: cosa cambia, in concreto
→ La documentazione. Un accessorio di sollevamento deve essere accompagnato da dichiarazione di conformità CE, manuale di istruzioni e fascicolo tecnico conservato dal produttore. Per un prodotto GPSR le regole sono meno stringenti, ma non assenti: ci vuole un’analisi dei rischi e istruzioni adeguate.
→ Le verifiche periodiche. Gli accessori di sollevamento sono soggetti a verifiche periodiche — trimestrali per carichi sopra i 200 kg, almeno annuali negli altri casi. Per i prodotti di uso generale, le modalità e le frequenze le definisce l’utilizzatore in base alla valutazione dei rischi.
→ La responsabilità in caso di incidente. Quando un accessorio di sollevamento si rompe, la catena di responsabilità è precisa e tracciabile.
Come si riconosce un accessorio di sollevamento correttamente marcato
Su un accessorio di sollevamento devono essere indicati, in modo permanente e leggibile:
- Il marchio CE
- Il nome o codice del produttore
- Il numero di serie o lotto
- La portata massima (WLL) nelle condizioni di utilizzo previste.
Il manuale deve indicare per quale uso l’accessorio è stato progettato, chi può usarlo e con quali qualifiche, quali controlli deve fare l’operatore prima di ogni utilizzo, con quale frequenza fare le verifiche periodiche, e quando l’accessorio va dismesso.
Se manca uno di questi elementi, non significa automaticamente che l’accessorio sia difettoso. Significa che mancano le informazioni per gestirlo correttamente — e che in caso di problemi sarà molto difficile dimostrare di averlo fatto.
Una nota per i produttori
Togliere il CE da un prodotto che non lo dovrebbe avere non è una perdita — è una responsabilità in meno. Se vendi un gancio per verniciatura senza CE, stai dicendo chiaramente per cosa serve e per cosa non serve. Se ci metti il CE, stai implicitamente dicendo che può essere usato per sollevare carichi. E se qualcuno lo usa per quello e succede qualcosa, hai un problema che potevi evitare.