È il business del momento: importare etilometri e alcoltest dalla Cina per rivenderli in farmacie, negozi e catene commerciali italiane. Sull’onda del nuovo Codice della Strada, questo tipo di prodotti sono in piena ascesa.
C’è però un piccolo problema: molti importatori si lanciano in questo business senza conoscere le regole del gioco – che, credimi, non sono poche!
Visto che ultimamente la mia casella mail è intasata di domande su questo tema, ho deciso di scrivere una guida pratica per non finire nei guai.
Prima di tutto: l’etilometro non è un giocattolo
Parliamoci chiaro: un etilometro non è un gadget qualsiasi. È uno strumento che dovrebbe dirci se possiamo metterci alla guida o no.
Non proprio una decisione da poco, vero?
Leggi anche: Importazione di prodotti Extra UE: norme, certificazioni e sfide per assicurare la conformità
La lista delle cose da fare per importare etilometri (sì, sono TUTTE obbligatorie)
1. Registrazione e burocrazia
Per prima cosa, visto che stiamo parlando di un dispositivo elettronico, devi registrarti al RAEE (Registro delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) presso la Camera di Commercio della tua provincia.
Questo registro serve a tracciare chi immette sul mercato dispositivi elettrici ed elettronici, per garantire che vengano gestiti correttamente a fine vita. Non è una semplice formalità: senza questa registrazione, non puoi legalmente importare e vendere dispositivi elettronici in Italia.
Collegato a questo, il tuo etilometro deve avere il simbolo del cestino barrato sulla confezione – sai, quel simbolino che vedi su tutti i dispositivi elettronici. Tale simbolo indica che il prodotto non va gettato nei rifiuti normali, ma deve seguire un percorso di smaltimento specifico.

2. Test report e certificazioni
Quando importi un etilometro, dovrai avere in mano tre tipi diversi di test report. Vediamoli uno per uno:
Test RoHS
Il test RoHS riguarda i materiali con cui è costruito l’etilometro. Questo test serve a garantire che il dispositivo non contenga sostanze pericolose come piombo, mercurio o altri materiali nocivi che potrebbero essere dannosi per la salute.
Se pensi che sia esagerato, ricorda che è uno strumento che ci mettiamo davanti alla bocca!
Test sulla compatibilità elettromagnetica (EMC)
Questo test è fondamentale per tre motivi:
- L’etilometro non deve impazzire se qualcuno usa un apparecchio elettromagnetico (es. un cellulare) nelle vicinanze;
- Il risultato dell’etilometro non deve essere alterato da interferenze elettromagnetiche esterne;
- Il dispositivo stesso non deve interferire con altri apparecchi elettronici.
Certificazione MID
La certificazione MID (Measuring Instruments Directive) riguarda invece l’affidabilità dello strumento di misura.
Le forze dell’ordine usano, naturalmente, etilometri certificati MID, perché devono poter contare su risultati affidabili per fare multe
Se tu vendi un etilometro non certificato MID, stai essenzialmente vendendo uno strumento di cui non puoi garantire la precisione. E se qualcuno si mette alla guida fidandosi di un risultato sbagliato… beh, le conseguenze potrebbero essere molto serie.
La certificazione MID tecnicamente non è obbligatoria per la vendita, ma senza di essa stai offrendo uno strumento che potrebbe dare risultati non affidabili.
È una responsabilità che vuoi davvero prenderti?
Tutti questi test devono essere fatti da laboratori accreditati, e i report devono essere completi e verificabili. Non accontentarti di documenti generici o incompleti: potresti ritrovarti nei guai se qualcosa va storto.
La grana delle batterie
Parliamo dell’alimentazione dei nostri alcol test. Gli etilometri possono essere alimentati in tre modi diversi, e ognuno ha le sue regole specifiche.
1. Batterie stilo (quelle che compri al supermercato)
Questa è l’opzione più semplice: se l’etilometro usa normali batterie stilo (tipo AA o AAA), non hai obblighi particolari se non quelli di indicare nelle istruzioni quali batterie vanno usate.
Questo è l’unico caso in cui puoi dormire sonni tranquilli sulla parte alimentazione!
2. Batterie ricaricabili (tipo quelle dei cellulari)
Qui la faccenda si complica. Se il tuo etilometro ha una batteria ricaricabile integrata, devi:
- Registrarti come importatore di accumulatori in un apposito registro;
- Ottenere test specifici sulla sicurezza delle batterie (e non sono test banali);
- Dimostrare che le batterie rispettano specifici standard di sicurezza.
Perché tanta attenzione? Ricordi il caso delle sigarette elettroniche che esplodevano qualche anno fa? Ecco, erano proprio le batterie il problema.
Questo, dunque, non è un rischio teorico: le batterie al litio possono essere pericolose se non sono certificate e testate correttamente.
3. Alimentazione diretta alla corrente (o caricabatterie)
Se il tuo etilometro si collega alla presa elettrica, che sia direttamente o tramite caricabatterie, entri nel regno della Direttiva sulla bassa tensione. Questo significa che:
- Serve una certificazione specifica per il caricabatterie (test report sulla bassa tensione);
- Il caricabatterie deve avere la sua marcatura CE indipendente;
- Deve rispettare tutte le norme di sicurezza elettrica europee.
Un consiglio da amico? Se puoi, vendi l’etilometro senza caricabatterie. È perfettamente legale e ti eviti un bel po’ di certificazioni e potenziali problemi. L’utente potrà sempre usare un caricabatterie standard certificato CE.
La documentazione necessaria per importare etilometri
Oltre ai test report e alle certificazioni di cui abbiamo parlato sopra, l’etilometro deve essere provvisto anche di:
- Istruzioni in italiano (anche sulla confezione, o rischi che il prodotto venga fermato in dogana);
- Dichiarazione di conformità;
- Indicazione “Importato da” o “Prodotto fuori UE” (da inserire sulla confezione);
- Marcatura CE (può pensarci il produttore cinese o la puoi mettere tu come importatore).
Le responsabilità dell’importatore
Passiamo ora alla parte che non ti piacerà: parliamo di chi paga se qualcosa va storto.
[Spoiler: tu, l’importatore]
Molti importatori sottovalutano la responsabilità legale che si assumono con questo ruolo. Devi infatti considerare che, quando importi un prodotto da un paese extra-UE (come la Cina) e lo immetti sul mercato europeo, non sei un semplice “rivenditore”. Dal punto di vista legale, l’importatore che fa entrare un prodotto da un paese extra-UE diventa a tutti gli effetti come il fabbricante del dispositivo.
Cosa significa questo, in pratica?
Che se l’etilometro dà risultati sbagliati, se la batteria prende fuoco, se qualcuno si fa male usando il dispositivo, se il prodotto non rispetta una qualsiasi normativa europea…indovina chi ne risponde penalmente? Esatto, TU.
In altre parole, importando il prodotto ti assumi automaticamente tutti gli obblighi che normalmente sarebbero del fabbricante, tra cui:
- Garantire la conformità del prodotto a TUTTE le normative UE applicabili;
- Assicurare che la documentazione tecnica sia completa e corretta;
- Conservare il fascicolo tecnico per 10 anni;
- Gestire eventuali richiami del prodotto se si scoprono difetti;
- Rispondere a eventuali contestazioni degli organi di controllo.
Per approfondire: Marcatura CE: gli obblighi di fabbricanti, importatori e distributori
Bada bene, dunque: se qualcosa va storto non puoi scaricare la colpa sul produttore cinese. “Ma io ho solo comprato e rivenduto!” non è una difesa valida.
Nel momento in cui importi il prodotto, sei TU il responsabile per il mercato europeo. Il produttore cinese potrebbe anche sparire domani, ma tu rimani legalmente responsabile.
Riassumendo
Importare etilometri (alcol test elettronici) da Paesi extra-UE non è uno scherzo. Prima di tutto per l’uso che se ne fa: vendi uno strumento con cui le persone decidono se mettersi alla guida oppure no, non è esattamente come vendere cover per i cellulari!
In seconda battuta bisogna considerare tutta una serie di adempimenti burocratici e documenti necessari per importare gli etilometri in Italia, tra cui:
- L’iscrizione come importatore al RAEE;
- I test report necessari (almeno test RoHS, EMC e certificazione MID);
- Ulteriori test e certificazioni in caso di etilometri a batterie ricaricabili e con alimentatori/caricabatterie a presa;
- Dichiarazione di conformità, marcatura CE, istruzioni d’uso in italiano ed apposite diciture/simboli da apporre sulla confezione.
Bisogna inoltre ricordare che, quando si importa da extra-UE, la figura dell’importatore diventa di fatto equivalente al fabbricante per quanto riguarda le responsabilità giuridiche.
Se, dopo tutto questo, sei determinato ad andare avanti, ti consiglio di leggere un libretto che ho scritto pensando proprio agli importatori come te: “Certificazione CE per chi importa. Indicazioni essenziali per gli importatori da extra UE” .
Se invece vuoi continuare ad approfondire qui sul blog, prova a dare un’occhiata a questi articoli:
→ Importare dalla Cina? ecco ciò che devi sapere per farlo senza problemi
→ Come importare dalla Cina senza grane: la documentazione che ti serve