Devi modificare un impianto, magari automatizzarlo forse con robot e di integrarlo con altre macchine

“Ti chiedono di modificare un impianto, un macchinario, magari di automatizzarlo con PLC, o meglio con robot, di integrarlo con altre macchine.

Ti chiedi ogni volta: Cosa devo fare con le carte? Chi mi chiede l’intervento vuole stare tranquillo, vuole tutto a posto… NON POSSO PERDERE LA VENDITA”

A fianco del costruttore di macchine e impianti, del tipico fabbricante, che vende quello che progetta, tutto regolarmente marcato CE, troviamo tra i nostri clienti l’Impiantista e installatore di macchine e impianti, specialista di automazione e robotica. Anche lo specialista nella realizzazione di sicurezze e protezioni, quando le macchine vengono modificate, aggiornate, adeguate alle nuove esigenze del committente.

Ci sono due “spine nel fianco” che lo spingono a chiamarci.

  1. Se non accetta nell’ordine che tutte le carte saranno a posto, non prende il lavoro
  2. Se dopo aver realizzato il tutto, secondo i desideri del committente, ci sono problemi di sicurezza, chi ne risponde? Perché prendersi responsabilità che non sono sue?

Non sono problemi trascurabili. E sono invece di difficile soluzione per chi sa fare bene il proprio lavoro, soddisfare in pieno il cliente, ma non ha dimestichezza con le normative e comunque non si sente troppo sicuro, perché è un mondo in continuo cambiamento e non c’è il tempo di seguire.

Chi firma? Cosa Firma?

ogni volta che affrontiamo questo argomento inizia la discussione su cosa firmare e chi deve firmare. Dichiarazione di conformità o di incorporazione …

iniziano le richieste economiche del tipo: con qualche  millino in più ti certifico tutta l’isola, con meno non me la sento… ma c’è poca consapevolezza dei rischi che ci si prende.

Vediamo cosa rischia l’impiantista. Si racconta in mezza pagina.

Un impianto di recupero di materie plastiche, che non nominiamo esattamente per ovvie ragioni, era costituito da vari macchinari in sequenza. Era marcato regolarmente CE, ed era stato certificato da una ditta impiantista che si era preoccupata soprattutto di assemblare le varie macchine esistenti in una unica linea. Si era occupata principalmente dell’impianto elettrico e dei PLC, componenti che di solito si chiamano sistema di comando, e della sua messa in funzione corretta, con un bel collaudo. Cliente soddisfatto.

Una parte dell’impianto era costituito da una tramoggia per la raccolta del materiale sfuso da recuperare e da una coclea, che a sua volta andava a riempire una specie di cassone, alimentatore della parte successiva di estrusione. Inizialmente questa tramoggia di carico iniziale funzionava male, perché il materiale si impaccava e non scorreva. Allora furono installati due alberi a pettine, per facilitare il movimento e il riempimento costante della coclea. Se questo comportò una nuova marcatura CE non si sa, ad oggi. Oppure fu considerata una modifica modesta, all’interno della certificazione CE già fatta.

Comunque il dispositivo di marcia dei due alberi a pettine entrava in funzione solo in certe condizioni, se cassone rimaneva vuoto o quasi, e serviva a far funzionare meglio la coclea.

Quindi se il cassone era sufficientemente pieno, o messo in stand by, la coclea era ferma e così anche i due alberi a pettine.

Un giorno un operatore vuole scendere nella tramoggia (come al solito non si capisce perché) mentre tutto è bloccato. Vuole risolvere senza perdere tempo? Comunque alza la griglia di protezione a protezione dell’accesso.

Mentre si trova all’interno la situazione si sblocca, i due alberi si mettono in movimento (nonostante la griglia alzata). Lui non ha scampo, perché è da solo, non ha pulsanti di emergenza da premere, e non riesce a liberarsi.

Ha eluso le protezioni.

Secondo gli UPG e secondo la Procura della Repubblica, di chi sarà la colpa?

Le protezioni, oggi, non possono esser eluse con facilità. La miglior tecnica disponibile lo consente. Quindi magari la colpa è dell’impiantista che ha messo insieme e certificato CE l’impianto, o dell’Utilizzatore e dell’RSPP che non hanno vigilato e trovato un vizio palese?

Ora, se nelle carte dell’impiantista troviamo ROBA BUONA, scriviamo di corsa una Relazione Tecnica e magari tiriamo fuori subito dalle rogne. È quello che facciamo come specializzazione, come INGEGNERI LEGALI.

Se nelle carte troviamo poco e piuttosto impreciso, e l’impiantista si è preoccupato solo di accontentare il cliente, ha certificato CE senza sapere bene cosa faceva, ci diamo da fare lo stesso, ovviamente, ma l’obbiettivo diventa differente: ad esempio tentiamo di mettere il penalista in condizione di chiedere il patteggiamento.

La soluzione

Certo che c’è. Non è cosa scritta sui libri, certamente. Non è così facile.

Abbiamo messo a punto un metodo, dopo oltre dieci anni di esperienza e verifica, che consente anche all’impiantista di rendersi conto della situazione e decidere con sicurezza.

Il notro consilglio:

chiama uno specialista come noi, non per forza noi, per fare verificare la conformità dell’impianto.

Fatti fare un report con le osservazioni in modo tale da dare le giuste responsabilità all’utilizzatore e prenderti solo le tue.

 

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