Togliere Dispositivi di Protezione al Macchinario su richiesta del Cliente

Il Cliente ti chiede: Puoi togliermi quella protezione, è scomoda!

Una storia di due anni fa: ma che ci è molto servita.

Un capannone pieno di macchine soffiatrici. Ci aggiriamo intorno con curiosità mista da ammirazione. Tutto automatico, pochi operatori e tanti, tanti, PLC. Vediamo che le bottiglie per l’acqua minerale (o i flaconi per saponi, e così via) si possono fare così: la plastica in granulo viene raccolta, estrusa, e infilata dentro lo stampo opportuno. Qui viene data la forma mediante soffiaggio. Poi lo stampo si apre e con una lama vengono separate le parti e si genera lo scarto (materozza), che dovrebbe cadere in una zona dove si può raccogliere per riciclarlo poi.

Togliere Dispositivo Protezione

Tutto automatico certo, ma con un sacco di organi in movimento, di aree in temperatura, di zone pericolose. Tutto protetto? Certamente. Con interblocchi di affidabilità certificata, che non passano attraverso il PLC, dispositivi di protezioni e barriere fissi e mobili, e apparentemente tutte le norme armonizzate rispettate, vecchie e nuove: brevemente magari EN 13849 o EN 14119, con i rischi valutati con la EN 12100, eccetera.

Ma…: c’è un ma? Infatti: il cliente ha il problema che le macchine sono tante e devono andare sempre, dalle 6 alle 22 per tutti i giorni lavorativi. Quindi non bisogna fermarle mai, nemmeno per pulire.

Il lavoro delle operatrici consiste nel controllare le macchine (che –ripeto- operano in automatico), verificare il loro corretto funzionamento e l’alimentazione, controllare il prodotto finito ed imballare i flaconi prodotti. Quando hanno del tempo, abbastanza spesso, lo utilizzano per pulire le macchine dagli scarti della lavorazione (materozze) che cadono sotto e all’interno delle soffiatrici. Quindi per farlo devono in qualche modo introdursi, con in mano una pistola di aria compressa, attraverso una apertura posta sul retro della macchina. Serve, per farlo bene, una apertura sufficiente per far passare con gran parte del corpo una persona di normale statura. Ovvio che, quando la macchina soffiatrice è in produzione, per pulire, bisogna in certi casi avvicinarsi ai carri porta stampi, che ovviamente sono in movimento per essere caricati.

Ecco il problema: non vuole il cliente fermare la macchina in questi casi, e quindi non vuole l’interblocco relativo.

Ma la macchina deve essere marcata CE lo stesso, anche perché altrimenti non si ottiene il leasing. Questo il dilemma del fabbricante: perdere la vendita? Qualcuno che gli dà una macchina così carente lo trovano, bisogna vendere.

Succede purtroppo che, consegnata la macchina con questa lacuna di sicurezza, durante una operazione di pulizia, per spingere gli scarti verso la parte anteriore della macchina, una operatrice ha introdotto …la testa tra l’elemento mobile e quello fisso mentre gli stampi erano distanziati tra loro, pensando di fare in tempo ed evitare il guaio.

Invece il ritorno dello stampo nella posizione di carico l’ha colpita alla testa, schiacciandola tra i due elementi, procurandole la morte.

Un castigo davvero abnorme.

 

In questi casi le aggravanti possono sorgere dal confronto tra questa macchina, priva dell’interblocco, e altre macchine ben fabbricate, che l’interblocco ce l’hanno.

L’esperienza di tante vicende giudiziarie ci insegna come comportarci di volta in volta: non esistono ricette fisse e facilmente spiegabili.

Unico suggerimento che mi sento di dare l fabbricante: per ogni dubbio telefona all’Ing Delaini, in DEDO Risorse, magari prima di consegnare e installare la macchina presso il cliente e soprattutto prima di dargli il manuale di istruzioni.

La consulenza è riservata, tempestiva, personale, come tante: ma diversamente dalle altre è SPECIALIZZATA.

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