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certificazione CE Guida ufficiale

MARCATURA CE: come funziona?

Per prima cosa dobbiamo capire di cosa stiamo parlando.
Ci sono diverse direttive europee che permettono di apporre il Marchio CE sui prodotti, però è una cosa che si può fare e si deve fare solo se queste direttive devono essere applicate al tuo prodotto.
Può capitare anche che uno solo prodotto abbia più di una direttiva da rispettare.

Proviamo a capire meglio con un esempio, prendiamo come riferimento un semplicissimo portapenne da scrivania.
Quel prodotto deve rispettare la direttiva sulla sicurezza generale dei prodotti 2001/95/CE, quindi non deve avere nessun Marchio CE.

Stessa forma, diverso utilizzo: dal portapenne al bicchiere

Se un oggetto con la stessa forma viene venduto con lo scopo di bere, diventa un bicchiere.
Un bicchiere non deve inquinare l’acqua o la bibita che contiene, per questo scopo esiste un regolamento europeo che si chiama MOCA 1935/2004.
Bisogna dimostrare tramite dei test di migrazione che quell’oggetto non inquina l’alimento, deve quindi essere costruito con materiali che non disperdano colore, plastica o altro.

Su quell’oggetto comparirà un simbolo raffigurante una forchetta e un bicchiere, che lo identificherà come MOCA (Materiali e Oggetti a Contatto Alimenti).

Stessa forma, diverso utilizzo: Dal bicchiere al giocattolo

Se lo stesso oggetto ha disegnato sopra un’immagine di un cartone animato come Frozen, Peppa Pig, Masha e Orso, etc. diventa automaticamente un giocattolo.
Devi sapere che ogni oggetto destinato a minori di 14 anni è identificato come giocattolo.
In questo caso va posto il Marchio CE, deve esserci una dichiarazione di conformità CE, un’etichetta e tutto il resto.

QUALI DIRETTIVE DEVE RISPETTARE IL TUO PRODOTTO?

Per conoscere le direttive che il tuo prodotto deve rispettare, guarda su questo link:
https://ec.europa.eu/growth/single-market/european-standards/harmonised-standards_en

Per essere sicuro ti consiglio di leggere il campo di applicazione delle varie direttive.

Vediamo un esempio specifico, parliamo di una macchina che deve rispettare la Direttiva Macchine e la Direttiva EMC.
La maggior parte delle macchine in commercio sono certificate CE tramite autocertificazione.
Il CE è un’autocertificazione, non c’è nessun controllo esterno.
Il fabbricante emette una dichiarazione di conformità alla Direttiva Macchine e anche alla Direttiva EMC, sempre con un’autocertificazione.

Le macchine più pericolose sono elencate nell’Allegato IV della Direttiva Macchine, devono seguire delle norme tecniche particolari e, in generale, devono essere controllate da un ente notificato esterno.
Se guardi l’Allegato ZA/ZB eccetera della norma tecnica, trovi specificato se per quella specifica macchina pericolosa l’ente notificato è obbligatorio o meno.
Nel caso in cui nell’Allegato viene detto che la norma tecnica da la presunzione di conformità a tutti quanti i RESS della direttiva, l’ente non è obbligatorio.
Se invece ne esclude anche uno solo, in quel caso l’ente è obbligatorio.

Guardando una targhetta CE, ad esempio quando prendi un’ascensore, scoprirai che affianco al Marchio CE sono presenti 4 cifre, le quali identificano l’ente notificato.
Se vuoi verificare la Certificazione CE con quelle 4 cifre devi controllare che quel particolare ente esista e che sia abilitato a quella tipologia di prodotti.

Per controllare vai su questo sito:
https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/nando/

COME OTTENERE LA CERTIFICAZIONE CE?

Continuiamo l’esempio, ora devo procedere alla valutazione del rischio della macchina pensando a tutti i suoi usi e le sue fasi di vita.
Per farlo devo andare sull’Allegato I della Direttiva Macchine e leggere un requisito alla volta, cercando di capire per prima cosa se quel determinato requisito sia applicabile o meno alla mia macchina e, in caso positivo, devo valutare se la macchina lo rispetta o meno.
Questo è un lavoro che devo fare per tutti i RESS presenti.

Può capitare che con alcuni RESS io non sappia cosa fare.
In quel caso io consiglio di cercare una norma tecnica che aiuti a trovare la strada giusta; non sono obbligatorie, ma danno la presunzione di conformità: se la rispetto nessuno mi può dire che ho sbagliato.

Le norme le trovo sul sito dell’Uni:
www.uni.com

Per trovare invece l’elenco delle norme armonizzate della Direttiva Macchine clicca qui:
https://ec.europa.eu/growth/single-market/european-standards/harmonised-standards/machinery_en

Una volta valutato il rischio e risolti i problemi, hai la tua macchina che rispetta tutti i RESS: è sicura e nessuno si fa male.
Ma il lavoro non è finito qui.
È necessario prevedere anche i comportamenti sbagliati facilmente prevedibili.
Questi comportamenti vanno impediti durante la progettazione della macchina, ma non sempre è possibile.
Da qui nascono le avvertenze da mettere nel Manuale di Uso e Manutenzione.
Il contenuto del manuale è prescritto dalla Direttiva Macchine nell’Allegato I al punto 1.7

Questo manuale devi consegnarlo al cliente, nei hai l’obbligo.
Un altro obbligo di chi certifica CE una macchina è quello di avere il Fascicolo Tecnico, un documento che nessuno può vedere, è un segreto industriale.
Solo in casi gravi il Ministero dello Sviluppo Economico o un magistrato può chiedere di vedere la sezione che parla del RESS che non è stato rispettato e che ha cagionato l’infortunio.

Infine ci sono altre due cose che devono essere consegnate al cliente:

  • La dichiarazione di conformità.
  • La targhetta CE da apporre sul macchinario.

Capita spesso che molti costruttori scrivano sul documento di trasporto ddt di aver consegnato tutto, anche quando non è vero, perchè il magazziniere non controlla.

COME RICHIEDERE LA CERTIFICAZIONE CE?

Chiariamo sin da subito: se non ti danno il manuale, la targhetta CE e la dichiarazione di conformità di quello che stai comprando, NON DEVI PAGARE.

Tu produci il prodotto da certificare, quindi ti consiglio di farti aiutare da un consulente esperto che sappia guidarti nel percorso di Certificazione CE.
Non per forza noi, ma uno come noi.

Devi verificare un certificato CE?
Se importi da EXTRA UE ti consiglio di leggere il nostro libro “Certificazione CE per chi importa” che vendiamo su Amazon.
Spesso ti mandano dei Certificate of Compliance che non valgono nulla.

COME CONTROLLARE LA DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ CE?

È una delle domande riguardanti la Dichiarazione di Conformità CE che ci viene posta più spesso.
Ti darò una risposta chiara e completa, fornendoti tutti i riferimenti necessari per effettuare un controllo sulla tua Dichiarazione di Conformità.

La Dichiarazione di Conformità CE indica che il prodotto venduto e messo in commercio è sicuro.
Vuol dire che è conforme alla (o alle) direttive europee.

È quindi molto importante rispettare le normative e soprattutto sapere come e dove controllare.

Per effettuare una verifica ti basta visitare questo sito web:
https://ec.europa.eu/growth/single-market/european-standards/harmonised-standards_it
Si tratta del portale dell’Unione Europea contenente tutte le direttive comprese che necessitano di marcatura CE.
Cliccando sul link ti appariranno tutte le norme tecniche e potrai verificare che il numero della tua dichiarazione di conformità sia aggiornato o meno,

Nel 2014 l’Unione Europea ha allineato diverse vecchie direttive cambiando il numero di riferimento e aggiungendo al loro interno molti articoli per regolamentare le responsabilità, dovrai verificare anche queste ultime per poter stare tranquillo.
È fondamentale effettuare una verifica attenta e scrupolosa.

Mi raccomando, NON FARTI FREGARE QUANDO ACQUISTI!

Se hai difficoltà o vuoi stare tranquillo, CHIAMACI!

ASL MARCATURA CE: Ciò che devi sapere su controlli, perizie e direttive europee.

I controlli sulla Certificazione CE riguardano i sopralluoghi degli operatori dei servizi di vigilanza nelle aziende, con attenzione particolare alla certificazione di macchine e attrezzature di lavoro.

coordinatore-progettazione marcatura CE

Ma chi effettua questi controlli?
Gli organi di vigilanza che possono (ed in certi casi devono) intervenire in attività di vigilanza sono:

  • La Direzione provinciale del lavoro.
  • I Carabinieri alle dipendenze funzionali del MLPS (Ministero del Lavoro e Previdenza Sociale).
  • La Asl con il proprio Dipartimento Servizi di Prevenzione (in relazione alle specifiche modalità di attuazione di ogni regione) – talvolta integrate da servizi specialistici dell’ARPA – anche con compiti di Polizia Amministrativa o di Ufficiali di Polizia Giudiziaria (UPG).
  • INAIL-ISPESL come organo specialistico consultivo a servizio dei competenti Ministeri.

SULLA BASE DI QUALI NORMATIVE AVVENGONO LE ISPEZIONI PER LA MARCATURA CE?

Iniziamo questo percorso esaminando la base normativa per queste verifiche:

In sintesi l’Art. 43 del Dlgs 106/09 – (Modifiche all’articolo 70 del decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81) modifica l’art. 70 del DLgs 81/08, specificando meglio quali siano gli obblighi dell’organo di vigilanza preposto al controllo dei prodotti immessi sul mercato qualora questi non risultassero a norma dopo la loro commercializzazione e messa in funzione.

Il testo dell’art. 43

All’articolo 70 del decreto, il comma 4 è sostituito dal seguente:

4. Qualora gli organi di vigilanza, nell’espletamento delle loro funzioni ispettive in materia di salute e sicurezza sul lavoro, constatino che un’attrezzatura di lavoro, messa a disposizione dei lavoratori dopo essere stata immessa sul mercato o messa in servizio conformemente alla legislazione nazionale di recepimento delle direttive comunitarie ad essa applicabili ed utilizzata conformemente alle indicazioni del fabbricante, presenti una situazione di rischio riconducibile al mancato rispetto di uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1, ne informano immediatamente l’autorità nazionale di sorveglianza del mercato competente per tipo di prodotto. In tale caso le procedure previste dagli articoli 20 e 21 del decreto legislativo 19 dicembre 1994, n. 758, vengono espletate:

  • Dall’organo di vigilanza che ha accertato in sede di utilizzo la situazione di rischio, nei confronti del datore di lavoro utilizzatore dell’esemplare di attrezzatura, mediante apposita prescrizione a rimuovere tale situazione nel caso in cui sia stata accertata una contravvenzione, oppure mediante idonea disposizione in ordine alle modalità di uso in sicurezza dell’attrezzatura di lavoro ove non sia stata accertata una contravvenzione.
  • Dall’organo di vigilanza territorialmente competente rispettivamente, nei confronti del fabbricante ovvero dei soggetti della catena della distribuzione, qualora, alla conclusione dell’accertamento tecnico effettuato dall’autorità nazionale per la sorveglianza del mercato, risulti la non conformità dell’attrezzatura ad uno o più requisiti essenziali di sicurezza previsti dalle disposizioni legislative e regolamentari di cui al comma 1 dell’articolo 70.

Qui si aprono alcune questioni:

  1. Come si possono individuare, da parte degli organi di vigilanza, problemi e carenze relative alla sicurezza di una macchina installata e funzionante?
  2. Se queste carenze sono ritenute pesanti, e mettono in movimento prescrizioni e la segnalazione alle autorità competenti, cosa succede e cosa si deve fare?
  3. Se la macchina è marcata CE regolarmente e presenta alcuni problemi e carenze rispetto alla sicurezza, di chi è la responsabilità?

Ora la domanda è: ok, come le risolviamo?

Quando si analizza la sicurezza di una macchina (di un’attrezzatura di lavoro) si dovrebbe seguire un percorso coerente e preciso.

  1. Individuare le direttive europee attinenti.
  2. Verificare che la marcatura, la dichiarazione di conformità e le istruzioni siano corrette e complete, e redatte nella lingua dell’utilizzatore (capita troppo spesso di trovare documentazione in tedesco non tradotta).
  3. Verificare che i RES (i requisiti di sicurezza) siano soddisfatti.
A questo punto della verifica si possono verificare due situazioni.

Le carenze riscontrate sono PALESI oppure sono OCCULTE.

LE CARENZE PALESI

L’esame visivo e durante il funzionamento della macchina permette di individuare al massimo delle carenze PALESI, come la mancata protezione di organi in movimento o un’insufficiente completezza e affidabilità del sistema di comando e controllo.

Se queste carenze vengono individuate scatta l’obbligo di quanto previsto dal DLgs 758/94, con l’emanazione di una prescrizione e l’eventuale inizio di un iter penale in seguito della notizia di reato.

LE CARENZE OCCULTE

Per individuare, invece, carenze OCCULTE bisogna poter effettuare analisi o test opportuni (ad esempio per la compatibilità elettromagnetica) o meglio ancora avere a disposizione il Fascicolo Tecnico.
Questo è però in possesso solo del fabbricante e gli può essere richiesto solamente dall’organismo di controllo, cioè l’autorità nazionale per il controllo del mercato.
Bisogna porre attenzione nelle argomentazioni eventuali che il Distributore può sostenere, per cercare di dimostrare che, a seguito dell’infortunio avvenuto, non ha responsabilità in quanto il vizio sarebbe occulto, poiché in altre situazioni, per molto tempo trascorso, non sono avvenuti infortuni.

La giurisprudenza afferma che:

Lesistenza di un vizio occulto non può certamente desumersi dalla circostanza per la quale il pregresso utilizzo del macchinario in questione non ha visto il verificarsi di analoghi infortuni”, in quanto “il dato dovrebbe essere comprovato dalla acquisizione di adeguate informazioni in ordine agli infortuni verificatisi sul macchinario sin dal suo primo utilizzo, alle modifiche apportate allo stesso, alla identità del fatto eventuale verificatosi in precedenza rispetto a quello oggetto dell’attuale giudizio” e in quanto “in ogni caso, il fattore statistico non varrebbe a superare il risultato cui conduce il canone della conoscibilità del vizio secondo la diligenza esigibile dal datore di lavoro, la quale non trova motivo di attenuazione per il fatto di essere il macchinario attestato dal costruttore come conforme alla normativa CE”.

Si intendono quindi per carenze OCCULTE quelle che non siano palesi o che non si siano già manifestate in sede di utilizzo.
A titolo di esempio si indicano come occulte le carenze progettuali non rilevabili da un semplice esame visivo o dall’uso quotidiano della macchina.

Tuttavia se l’operatore, ad esempio della ASL, sta intervenendo dopo un infortunio, su mandato, appare evidente che un qualche RES non è stato rispettato.
Si tratta di stabilire se:

  • È un problema di progettazione insufficiente, approssimata, che non contempla ad esempio l’utilizzo scorretto ragionevolmente prevedibile o che non ha tenuto conto di tutte le direttive attinenti.
  • È un problema di cattivo approvvigionamento, in quanto dei componenti non sono correttamente marcati CE, non sono sicuri e questo si ripercuote su tutta la macchina.
  • È un problema di fabbricazione, la produzione in fase di assemblaggio ha omesso o modificato qualcosa della progettazione.
  • È un problema di errata destinazione d’uso, è stata progettata per un utilizzo differente.
  • È un problema nato dopo l’installazione e messa in servizio, certe macchine possono funzionare solo dopo la loro installazione, oppure l’installazione prevede l’intervento di più soggetti diversi dal fabbricante, magari con fornitura di integrazioni.
  • Sono state apportate modifiche dall’azienda che lo ha messo in funzione.
  • Sono state rimosse delle protezioni dall’utilizzatore in modo volontario.
  • E così via.

Ma in definitiva, come si può affermare (con certezza) che una macchina o attrezzatura non risponda a tutti i requisiti (RES) obbligatori?

La conoscenza adeguata delle direttive europee “del nuovo approccio” non è molto diffusa, nemmeno tra gli operatori ASL, anche quando agiscono per conto del magistrato come UPG (Ufficiali di Polizia Giudiziaria).
Generalmente gli operatori ASL si avventurano in analisi approfondite sulle Norme Armonizzate, acquisiscono testimonianze da utilizzatori sul posto, studiano i DVR e gli organigrammi.
Quando sono esperti chiedono all’RSPP l’analisi dell’infortunio, necessariamente prevista dal Testo Unico (81/08, art.29 comma 3).

Ma purtroppo non fanno la cosa fondamentale: analizzare il Fascicolo Tecnico della macchina.
Certo, non lo possono fare perché è di esclusiva proprietà del fabbricante e quest’ultimo non è tenuto a mostrarlo, se non all’organismo a ciò deputato: il Ministero dello Sviluppo Economico, coordinato con il MLPS.
Ecco perché è previsto e obbligatorio, come definito nell’art. 43 sopra citato, che l’UPG, di fronte a una carenza riscontrata di una macchina o attrezzatura di lavoro, la segnali al Ministero.
Sarà il Ministero ad avviare l’indagine e verificare se i RES sono stati tutti rispettati e di chi sono le responsabilità.

Come agisce il Ministero quando riceve una segnalazione per problemi di marcatura CE?

Il Ministero riceve la segnalazione da un Organo di Vigilanza situato nel territorio, come ASL e ARPA, oppure dipartimenti periferici INAIL e Dipartimenti Provinciali del lavoro.
Queste segnalazioni avvengono, generalmente, sia a seguito di sopralluoghi periodici (verifiche sul luogo di lavoro) oppure in seguito a un infortunio.
La segnalazione viene presa in considerazione dal Comitato interministeriale che affida l’accertamento tecnico al Gruppo di Lavoro Accertamenti Tecnici (GLAT), composto da rappresentanti del MISE, del MLPS, INAIL-ISPESL e Coordinamento Tecnico delle Regioni.

In seno al GLAT viene formulato collegialmente il parere sulla base di quello espresso dal funzionario incaricato degli accertamenti, ed il tecnico incaricato è sempre scelto fra quelli più esperti nella tipologia di macchine di cui trattasi, sia per l’esperienza acquisita in controlli similari, sia perché esperto incaricato di seguire i lavori normativi afferenti a detta tipologia di macchine.
Viene inoltre tenuto conto dei pareri già espressi in casi similari e, nella misura del possibile, come prassi viene fatto sempre riferimento alle autorevoli documentazioni tecniche esistenti, fra le quali, difficilmente ignorabili, sono le norme armonizzate.

Se la segnalazione viene ritenuta non pertinente o incompleta, il MSE (Ministero Sviluppo Economico) chiede verifiche e integrazioni all’organismo di vigilanza che ha fatto la segnalazione, altrimenti si attiva la procedura.
La procedura si concretizza in una Raccomandata al fabbricante in cui gli si chiede quali interventi intende adottare e l’elenco delle macchine immesse sul mercato.
Se ciò non è sufficiente ed esaustivo, il GLAT prosegue l’indagine e L’ISPESL richiede al costruttore il Fascicolo Tecnico e svolge gli accertamenti presso il costruttore stesso.
L’esito viene trasmesso dal GLAT al MSE per i provvedimenti.

Se la non soddisfazione dei RES viene confermata, il MSE impone al fabbricante di adottare i provvedimenti necessari e di aggiornare l’elenco degli acquirenti delle macchine già immesse sul mercato, per un loro eventuale ritiro, se ne è confermata la pericolosità.

In caso di contestazione alla Certificazione CE, il fabbricante cosa vede e cosa può fare?

Per prima cosa il fabbricante viene preavvertito dalla ASL che la procedura di segnalazione viene attivata.
Ha un verbale a disposizione e sicuramente ha delle prescrizioni da ottemperare, deve attivarsi immediatamente per raggiungere la regolarizzazione.
Deve regolarizzare non solo quella specifica macchina-attrezzatura, ma tutte quelle immesse da lui sul mercato.

Se riceve comunque la raccomandata dal MSE, deve rispondere documentando le misure attuate.
Allora il MSE attiva gli organismi di controllo opportuni (in generale i Dipartimenti Provinciali del Lavoro) per accertare che le misure siano state correttamente soddisfatte.

Cosa succede se la macchina è marcata CE regolarmente, ma presenta alcuni problemi e carenze?

Nel caso in cui si stia esaminando la situazione di un Fornitore di una macchina o attrezzatura, che non sia il fabbricante, in che modo questi viene coinvolto nella vicenda e quali conseguenze può avere?
Senza una buona conoscenza di quanto prescrivono le direttive europee attinenti, si rischia di fare una discreta confusione da parte dell’UPG.
Si addebitano responsabilità a soggetti che non ne hanno per niente e non si eseguono i passi necessari all’accertamento corretto delle responsabilità stesse.

Ma quali sono i ruoli previsti dalla legislazione europea?

Prendiamo come riferimento documenti CE che funzionano da “sorgente” per tutti gli altri, a partire dal riferimento base per tutte le direttive cosiddette “sul nuovo approccio”: la Guida Azzurra.

I ruoli definiti esistenti, applicabili in tutte le direttive, sono:

  • Fabbricante.
  • Rappresentante autorizzato.
  • Importatore/responsabile dell’immissione nel mercato.
  • Distributore.
  • Responsabile dell’assemblaggio e dell’installazione.
  • Utilizzatore (datore di lavoro).

Le definizioni vengono poi riprese e definite in modo vincolante dal Regolamento 765/2008, per la parte concernente la commercializzazione: Art. 2; Definizioni.

  1.  «Operatori economici»: il fabbricante, il mandatario, l’importatore e il distributore.
  2. «Immissione sul mercato»: la prima messa a disposizione di un prodotto sul mercato comunitario.
  3. «Fabbricante»: una persona fisica o giuridica che fabbrica un prodotto oppure lo fa progettare o fabbricare e lo commercializza apponendovi il suo nome o marchio.
  4. «Mandatario»: una persona fisica o giuridica la quale sia stabilita nella Comunità e abbia ricevuto dal fabbricante un mandato scritto che la autorizza ad agire per suo conto in relazione a determinate attività con riferimento agli obblighi del fabbricante ai sensi della pertinente normativa comunitaria.
  5. «Importatore»: una persona fisica o giuridica la quale sia stabilita nella Comunità e immetta sul mercato comunitario un prodotto originario di un paese terzo.
  6. «Distributore»: una persona fisica o giuridica nella catena di fornitura, diversa dal fabbricante o dall’importatore, che mette a disposizione sul mercato un prodotto.

QUALI SONO GLI OBBLIGHI CHE COMPETONO A UN FORNITORE?

Parliamo di un fornitore così come viene genericamente definito nel DLgs 81/08, che non sia il fabbricante o l’importatore, ma semplicemente chi lo fa installare, magari come parte di una fornitura più vasta.

Si tratta, stando alle definizioni, di un Distributore, per questo ci si deve rifare alla Decisione 768/2008, sempre relativa alla commercializzazione.
Quest’ultima stabilisce con l’Allegato I (disposizioni di riferimento per la normativa comunitaria di armonizzazione per i prodotti), al capo R2 (obblighi degli operatori economici), nell’art. R5:

  1. Quando mettono un prodotto a disposizione sul mercato, i distributori agiscono con la dovuta attenzione in relazione alle prescrizioni applicabili.
  2. Prima di mettere un prodotto a disposizione sul mercato, i distributori verificano che il prodotto rechi la marcatura o le marcature di conformità prescritte e che sia accompagnato dai documenti prescritti e da istruzioni e informazioni sulla sicurezza in una lingua che può essere facilmente compresa dai consumatori e dagli altri utenti finali nello Stato membro in cui il prodotto deve essere messo a disposizione sul mercato, e che il fabbricante e l’importatore si siano conformati alle prescrizioni di cui all’articolo [R2, paragrafi 5 e 6] e all’articolo [R4, paragrafo 3].
    Il distributore, se ritiene o ha motivo di credere che il prodotto non sia conforme alla relativa normativa, non mette il prodotto a disposizione sul mercato fino a quando non sia stato reso conforme.
    Inoltre, quando un prodotto presenta un rischio, Il distributore ne informa il fabbricante o l’importatore e le autorità di vigilanza del mercato.
  3. Mentre un prodotto è sotto la loro responsabilità, o distributori garantiscono che le condizioni di immagazzinamento o di trasporto non mettano a rischio la conformità alle prescrizioni di cui alla relativa normativa.
  4. I distributori che ritengono o hanno motivo di credere che un prodotto che hanno messo a disposizione sul mercato non sia conforme alla normativa comunitaria di armonizzazione applicabile, si assicurano che siano prese le misure correttive necessarie per rendere conforme tale prodotto, per ritirarlo o richiamarlo, a seconda dei casi.
    Inoltre, qualora il prodotto presenti un rischio, i distributori ne informano immediatamente le competenti autorità nazionali degli Stati membri in cui hanno messo a disposizione il prodotto, indicando in particolare i dettagli relativi alla non conformità e qualsiasi misura correttiva presa.
  5. A seguito di una richiesta motivata di un’autorità nazionale competente, i distributori forniscono a quest’ultima tutte le informazioni e la documentazione necessarie per dimostrare la conformità di un prodotto.
    Essi cooperano con tale autorità, su sua richiesta, a qualsiasi azione intrapresa per eliminare i rischi.

Devi tenere presente la fondamentale distinzione tra Distributore e Fabbricante

Nella catena che va dalla progettazione alla messa in servizio dobbiamo distinguere il ruolo del Distributore da quello del Fabbricante.

Il Distributore non può intervenire, in questo contesto, per introdurre le necessarie misure di protezione alla macchina, non essendo il Fabbricante.
Deve però collaborare con il Ministero e con gli Organismi di controllo per la regolarizzazione.
Solo dopo si possono ragionevolmente applicare le sanzioni.

Se sorge il dubbio che i due documenti citati non abbiano la necessaria forza, possiamo riportare (dal sito dell’Europa) che:

La decisione europea: La Decisione è uno strumento giuridico di cui dispongono le istituzioni europee per attuare le politiche europee. La decisione è un atto obbligatorio in tutti i suoi elementi. Infatti l’articolo 288 del trattato sul funzionamento dell’UE definisce la decisione come un atto obbligatorio in tutti i suoi elementi. Essa non può quindi essere applicata in maniera incompleta, selettiva o parziale.

Il regolamento: Il Regolamento è un atto normativo definito dall’articolo 288 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Esso ha portata generale, è obbligatorio in tutti i suoi elementi ed è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri e non è soggetto a misure di recepimento nel diritto nazionale.

Quindi, nel caso in cui si stia esaminando la situazione di un Fornitore di una macchina o attrezzatura, che non sia il Fabbricante, è probabile che questi venga coinvolto nella vicenda, perché in caso di infortunio il magistrato “chiama tutti”, ma si può difendere secondo quanto descritto in questo articolo.
Inoltre come Distributore in buona fede (così come l’acquirente-datore di lavoro) può ricorrere contro il fabbricante: infatti la “marcatura CE” indica una dichiarazione esplicita di conformità del prodotto a tutte le prescrizioni contenute in direttive comunitarie di nuovo approccio applicabili.

Quanto sopra rileva sia ai fini della applicazione delle sanzioni previste per l’abusiva apposizione della “marcatura CE”, che ai fini di una eventuale responsabilità extra contrattuale per danno da prodotto difettoso (v. “codice del consumo”, artt. 114 e ss.), nonché ai fini della nullità del contratto (art. 1418 c.c.) per violazione di norme imperative (art. 1374 del c.c.) che integrano automaticamente il contratto stesso.

Procedure di verifica della conformità, indispensabili per marcare CE il prodotto fabbricato

Le procedure di verifica nella marcatura CE

Per marcare CE un prodotto bisogna seguire un percorso che dipende dal tipo di prodotto e dalle garanzie che devono essere date per la sua sicurezza.
Spesso tale procedura può essere individuata all’interno di una certa gamma di possibilità.

Qui si vuole inquadrare la problematica della documentazione necessaria e del tipo di Fascicolo Tecnico da predisporre: tutte le Direttive europee del nuovo approccio seguono percorsi definiti per la valutazione della conformità e l’apposizione della marcatura CE sui prodotti fabbricati e messi in commercio.
La Decisione 768/2008 prescrive appunto questi percorsi, che sono più o meno complessi, in funzione della pericolosità e delicatezza del prodotto di cui si tratta.

In questo specchietto si trova quando la procedura prevede l’intervento necessario di un ente terzo: l’organismo notificato.
Quando si deve affrontare la Direttiva ATEX, oppure PED, o quella relativa ai Dispositivi Medici, si troveranno nei rispettivi allegati indicate le procedure da seguire per marcare CE: questi percorsi sono coerenti con queste tabelle.

verifica della conformità nella Certificazione CE

valutazione della conformita nella Certificazione CE

Nel caso della Direttiva Bassa Tensione (LVD) o della Direttiva Macchine ci si trova generalmente di fronte al modulo più semplice, dove è sufficiente un’autodichiarazione con cui il fabbricante si assume tutte le responsabilità.
Nel caso delle macchine elencate all’All. IV della Direttiva Macchine, che non dispongono di norme armonizzate che coprono tutti i requisiti di sicurezza, la procedura da seguire viene scelta tra quella di garanzia qualità totale e quella di esame CE del tipo con controllo interno di fabbricazione, in funzione della specifica situazione del fabbricante.

Logo ufficiale Certificazione CE

Marcatura regolamentare per Certificazione CE

CERTIFICAZIONE CE: Servizio di redazione della documentazione per la marcatura CE

L’intervento consiste nell’affiancamento all’Ufficio Tecnico per lo svolgimento compiuto di tutte le attività connesse a quanto previsto nelle Direttive europee “nuovo approccio” per:

  • Individuare quali siano le Direttive cui i prodotti dell’Azienda sono soggetti (ad esempio Direttiva macchine, Direttiva Bassa Tensione, ATEX, PED).
  • Individuare quali siano le Norme CE Armonizzate (HS) attinenti o di carattere generale cui fare riferimento per una corretta e sicura progettazione.
  • Predisporre la documentazione necessaria prevista dal Fascicolo tecnico corrispondente alla Direttiva cogente, con particolare attenzione alla Valutazione dei rischi previsti negli allegati.
  • Integrare il Manuale di istruzione ed uso secondo quanto disposto dalla Direttiva cogente.

Se previsto dalla procedura di certificazione, assistere l’Ufficio Tecnico nell’espletamento della procedura con cui un organismo certificato accerta e dichiara che un esemplare rappresentativo della produzione soddisfi le disposizioni ad esse relative, quando previsto, come nel caso dell’all. IV della Direttiva Macchine 2006/42 CE, o come nel caso dei Prodotti da Costruzione (Reg. 305/2011).

CERTIFICAZIONE CE: Ciò che occorre per costituire il Fascicolo Tecnico:

  • Esaminare l’apparecchiatura interessata e recuperare la relativa documentazione esistente, specialmente per quanto riguarda i componenti acquistati e quelli di sicurezza.
  • Analizzare e applicare le Norme Armonizzate (HS), cui fare riferimento (per scaricare parte della responsabilità di progettazione, per la presunzione di conformità).
  • Costituire la documentazione necessaria:
    1. Descrizione dell’apparecchiatura, disegni e schemi, circuiti di comando.
    2. Eventuali calcoli utilizzati.
    3. Analisi dei RES.
    4. Valutazione dei rischi.
  • Rivedere il Manuale di Uso e Manutenzione.
  • Uso previsto/operatori.
  • Istruzioni per il trasporto, l’installazione, la manutenzione, i ricambi, lo smontaggio.
  • Istruzioni di avviamento, marcia e arresto.
  • Formazione operatori e DPI.

IN CONCLUSIONE

La Certificazione CE merita oggi più che mai un attenta supervisione.
Contattaci oggi stesso per risolvere definitivamente ogni tuo problema con ispezioni e sanzioni, ricevere consigli ed evitare di prenderti anche tu (come fanno già in troppi) la colpa degli altri!

SCRIVICI ORA, domani potrebbe già essere troppo tardi!

CHI SONO E PERCHÈ FACCIO QUESTO LAVORO?

Io sono figlio d’arte, mio padre è ingegnere e forse anche per questo io ho studiato ingegneria.
Ma mi annoiavo a morte a preparare tutti quegli esami di cui non vedevo la fine.
Era il periodo in cui nascevano Google e Altavista, in quel tempo ho iniziato a pubblicare i contenuti dei discorsi di mio padre sulla Direttiva Macchine, una noiosità immane, che però su internet funzionavano perché non esistevano.
Per gioco facevamo una gara a chi usciva più volte nelle SERP del motore di ricerca ed io, in quel gioco, vincevo.
Vincevo perché parlavo di un argomento che a quel tempo sul web non esisteva.
Se parli di calcio c’è un sacco di gente che ne parla, se invece parli di Direttiva Macchine non c’è nessuno, quindi era come vincere facile.
Come è venuto in mente a mio padre di parlarmi di Direttiva Macchine?
Al tempo, non mi ricordo l’anno, un costruttore di rampe doveva marcare CE una rampa, se no non poteva vederla al centro commerciale, e ha chiesto a un ente notificato la consulenza per fare la marcatura CE.
Questo ente gli ha fatto un’offerta, mio padre lo ha guardato e ha detto “Io per la metà studio e faccio lo stesso lavoro”, e così abbiamo iniziato.
Andando avanti mi sono appassionato, giro le fabbriche (da turista, perchè non produco niente) e vedo come vengono fatte le cose.
Mi sento utile, perchè migliorando gli oggetti miglioro la vita delle persone, se ci pensi bene molte vite sono affidate agli oggetti.
Si usa la scusa della formazione, ma se gli oggetti fossero sicuri magari morirebbe meno gente.
Invece troppo spesso si compra quello più economico o quello più comodo, oppure addirittura si manomette la sicurezza perchè è scomodo usarlo.
Purtroppo capita spesso di usare il fabbro di paese per costruire magari una scala, al posto di comprare quella con la giusta certificazione.
Trent’anni fa c’era un’etica del lavoro.
Oggi si pensa che comprando qualcosa con il marchio CE sia tutto a posto, ma non è così.
Spesso una macchina viene attaccata ad un’altra e c’è qualcuno che fa l’insieme, quell’insieme viene inserito in un impianto, quindi a un certo punto si perde il senso di chi ha fatto che cosa.
Poi quando un consulente deve fare la valutazione dei rischi tra le varie macchina e fa determinate domande, nessuno ha mai le risposte.
Spesso mancano persino i disegni e gli schemi.

LE SANZIONI E I CONTROLLI CATTIVI MIGLIORANO LA SICUREZA SUL LAVORO?

Per quello che vedo io, quando c’è la multinazionale-cliente che controlla se i fornitori rispettino determinati requisiti di sicurezza, tutta la filiera migliora.
La fabbrica diventa più bella, più ordinata, c’è un migliore ambiente di lavoro e cambia la mentalità.
Si vede anche solo dal parcheggio, quando entri in un parcheggio di queste fabbriche vedi tutte le macchine parcheggiate con il muso in fuori, perchè quando sei a fine turno puoi essere stanco.
Ma non è la legge a determinarlo.
Ad esempio i miei clienti non credono di essere puniti dalla legge, perchè i controlli sono talmente rari che quando ne arriva uno fa notizia.
Normalmente chiamano uno come me perchè da un cliente o da un vicino si è fatto male qualcuno, oppure si sono fatti male lì.
La multinazionale che manda gli Auditor a controllare i fornitori fa i controlli anche di notte, ci sono certificazioni che guardano anche come produce la singola macchina.
Quando è la multinazionale a dare delle specifiche tutto migliora, se è una legge o una multa, per quello che vedo io, è un po’ inutile.

LE CERTIFICAZIONI DI SISTEMA AIUTANO LA SICUREZZA SUL LAVORO?

Perchè migliorare il modo di lavorare aumenta la produttività, l’efficienza, crea una bellissima barriera d’ingresso a tutti gli improvvisati, perchè con il fornitore ti devi sposare, non puoi cambiarlo tutti gli anni.
Quindi, parlando di multinazionali altamente tecnologiche, se fai quel tipo di lavorazione vuoi avere una relazione continuativa, quindi per far entrare in Vendor List un nuovo fornitore magari ci vuole un anno o piangere di lavoro. Non è una cosa banale.
La certificazione ISO 9000 negli anni 90 era una cosa seria, difficile da ottenere. Oggi, non è più così, ormai sappiamo che non è più quello che era negli anni ’90; poi è nata l’ISO 14000, la 18000, l’ATF, ci sono mille certificazioni. Devo ammettere, però, che  se quella certificazione aiuta a vendere, si fa e si cerca di farla bene.
Per i controlli è come in autostrada, se c’è il tutor andiamo a velocità costante, senza tutor andiamo come vogliamo.
Poi uno fa i corso RSPP, tutti lo abbiamo fatto, la sezione delle macchine non so come sia adesso, ma quando l’ho fatto io era risibile.
Come fa un RSPP a controllare la macchina se gli spiegano le cose come se fosse un costruttore?
Un consulente non è un costruttore.
Hanno fatto un’università dei Tecnici della Prevenzione, tutti conosciamo i TDP, ma è sotto medicina, cosa c’entra?
Io non ho nulla contro le professioni sanitarie, però sono in grado di controllare le macchine e la produzione?
Secondo me è destinato a non funzionare.
Diego Perfettibile mi risponde sempre così:
Claudio ha fatto l’esempio della ISO 9000 che per me è molto più attinente, inizialmente era un bollino che faceva veramente la differenza. Poi purtroppo è stata regalata. Ci sono fornitori che, se vai lì a vedere come lavorano, ti domandi chi abbia potuto dargli la ISO 9000.
C’è stata un po’ un inversione, oggi non averla non cambia niente, è solo diventato un costo in più. La sicurezza purtroppo sta rischiando di percorrere la stessa strada, secondo quello che vedo io.
ma dobbiamo ammettere che non tutti gli enti sono uguali, come non tutte le aziende, forse il problema è che usiamo troppo spesso i luoghi comuni. Cerchiamo di usarli per screditare quello che ci sta affianco o per farci belli noi.
Il bollino serio sai qual è, il bollino non serio è quello che non conosce nessuno.

Perché e cosa scrivo nostri libri?

Noi scriviamo quello che ci capita, nel libro “Il marcio CE è un’illusione” raccontiamo quello che ci è capitato nell’ultimo periodo.
Cerchiamo di dare una risposa alle domande più comuni, parliamo del problema dei periti nei tribunali che non sanno cosa sia un quesito, non sanno come si faccia una CTU, cosa sia un ATP. Se litigo con un costruttore di macchine non so quando posso o non posso pagare, quindi nel libro c’è un capitolo dedicato solamente a questo. C’è il problema delle protezioni fisse, vanno certificate oppure no?
Oppure parliamo di avere macchine nuove e vecchie miste, magari modificate nel tempo, se la fabbrica è viva le macchine non rimangono uguali ma cambiano negli anni.
Ci siamo inventati il Piano Integrato Miglioramento Macchine, fai la graduatoria e metti in rosso le macchine pericolose così da sistemarle subito, in giallo che farai nel tempo. Così fai un piano per tenere le macchine sempre sicure.
Una macchina con la certificazione CE non significa che sia sicura, vuol dire che rispetta delle regole.
Anche se c’è il problema di chi firma il CE, a volte trovo consulenti a farlo; non si può firmare il CE di una macchina che non si è costruita.
Il CE lo firma o chi progetta o chi realizza una macchina, io non posso firmare il CE di un ventilatore di Diego.
Poi abbiamo fatto un capitolo sulla 329, i recipienti in pressione mi uso nelle fabbriche. Qualcuno li fa i calcoli sulle valvole? Le tara? Le cambia ogni tanto?
Noi facciamo divulgazione, ci crediamo molto.

La coerenza paga

Faccio un esempio concreto. Io ho due gemelline, ho avuto questa dannazione che sono nate due gemelle, non lo auguro a nessuno anche se sono contentissimo.
Avendo due gemelle, io in macchina ho due ovetti che occupano tutto il sedile posteriore. In questo modo nessuno può sedersi dietro. Di fatto devono stare dietro da sole, se piangono o non piangono comunque rimangono là. Le famiglie con un figlio unico, se il figlio piange ed è dietro, la madre si sposta vicino a lui.
Abito a Milano e spesso vedo le mamme con il bambino in braccio davanti, con la cintura di sicurezza, perché il bambino fa i capricci.
Se non lo fai con tuo figlio, di cui dovresti avere la totale cura, perchè piange, non puoi pretendere che Fun operaio accia più fatica per lavorare, perché spesso per lavorare sicuri, aumenta la fatica degli operai. Basta pensare alle imbragature per lavorare in quota.
Quando si lamentano io rispondo che sono pagati per fare quel lavoro.
I posti dove ho visto che funziona meglio sono quelli dove i capi fanno quello che dicono, e i dipendenti possono sgridare i capi se fanno qualcosa che non devono. I posti migliori sono quelli dove tutti rispettano le regole, a prescindere dal ruolo e dal potere.  Il sistema delle regole è uguale per tutti e non ci sono binari diversi.
In quei posti ti dicono la verità sui mancati infortuni, le informazioni girano, c’è cura.
Ma torniamo al discorso di prima, si tratta di mentalità, non è una regola, è un modo di vivere.

e il rischio residuo?

Voi prendete qualsiasi manuale d’istruzioni di un macchinario e cercate i DPI, purtroppo c’è solamente scritto di mettere i guanti. Non c’è scritto quali, come se fossero tutti uguali.
A seconda della preparazione di chi usa una determinata macchina cambia quanto è accettabile il rischio residuo. Se quella macchina viene venduta al Leroy Merlin e la compra un pensionato, è sempre una macchina. Se vendo un trapano, quel trapano lo può usare chiunque, tranne un bambino ovviamente. Però se quel trapano è usato in ambiente professionale ed è comprato da una partita IVA, si pensa che il rischio residuo sia più accettabile.
Lo stesso discorso vale per le macchine industriali, ci sono quelle che vanno in fonderia dove la preparazione è di un certo tipo, ci sono anche le carpenterie normali, la preparazione delle persone che la usano non è sempre uguale.
Indicare il DPI adatto per fare manutenzione io non lo vedo come un rischio di prendersi una responsabilità in più, al massimo esageri.
A me è capitato un infortunio dove il classico carter, da staccare e mettere giù, è caduto e ha tagliato la mano al manutentore. Lo spigolo vivo era toppo tagliente, il giunto non ha tenuto e gli ha tagliato la mano; ma sul manuale non c’era scritto quale guanto usare, neanche che dovevano essere da rischio meccanico.

esempio di stortura della certificazione CE e delle protezioni sulle macchine

Io un aneddoto l’o scritto nel mio primo libro “Non desiderare la colpa d’altri”.
C’era una multinazionale americana che ha comprato una multinazionale europea. In particolare compra uno stabilimento in centro Italia, il direttore dà il compito all’ufficio acquisti di trovare un fornitore che migliori e aggiorni la sicurezza di tutte le macchine. Lui trova un impiantista che fa un’offerta forfait e deve sistemare un certo numero di macchine, ad esempio 22. Io sono stato li e le macchine in questione non erano tutte da sistemare, alcune andavano bene. Ma se lui non metteva le reti gialle non lo pagavano, quindi ha messo le reti anche dove non servivano. C’erano anche macchine non sistemabili che sono semplicemente state chiuse, ma hanno fatto finta perchè poi hanno smontato tutto.
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