Come si diventa consulente tecnico d’ufficio (CTU)?

Come alcuni di voi ormai sapranno, sto scrivendo una serie di articoli dedicata alla figura del CTU, ovvero il consulente tecnico d’ufficio.

Per avere un inquadramento generale di questa figura, ti consiglio di leggere l’articolo “Il consulente tecnico d’ufficio: chi è, che ruolo ha e cosa fa”.

Oggi vediamo nel dettaglio come si diventa CTU nei tribunali, come avviene l’iscrizione all’albo e quali sono i requisiti necessari per ricoprire questo ruolo.

Cosa fa il consulente tecnico d’ufficio?

Il CTU (anche noto come perito) non è altro che un esperto, un professionista che presta la sua competenza al giudice per dare una consulenza su questioni tecniche.

La sentenza di un processo, e quindi la decisione del giudice, deve infatti derivare sia da una valutazione normativa (cosa dice la legge) che dalla conoscenza fattuale del caso in questione. Viene nominato un consulente tecnico d’ufficio (CTU) quando il caso richiede delle conoscenze tecniche ma i contendenti non concordano su quello che è successo e/o non hanno la possibilità di accertare i fatti.

Il CTU nominato dal tribunale ha quindi l’obbligo di stilare una perizia, o consulenza tecnica, per rispondere ai quesiti posti dal giudice. Il CTU è inoltre tenuto ad essere imparziale e a svolgere i suoi compiti con assoluta diligenza.

Per approfondire: “Il consulente tecnico d’ufficio: chi è, che ruolo ha e cosa fa

Gli albi speciali dei consulenti tecnici d’ufficio

Per essere nominati CTU è necessario essere iscritti agli albi dei CTU del tribunale.

Ma cosa sono esattamente questi albi? E come funzionano?

Innanzitutto bisogna sapere che ogni tribunale ha un suo albo di consulenti tecnici d’ufficio per l’ambito civile o per l’ambito penale. Il tribunale di Milano avrà quindi il suo albo CTU, il tribunale di Pavia avrà il suo, quello di Como un altro ancora e così via. La corte d’appello non possiede invece un proprio albo, quindi ricorre agli albi dei tribunali che afferiscono al distretto della corte d’appello in questione.

L’albo è tenuto dal presidente del tribunale e viene redatto da un comitato composto dal presidente stesso, il procuratore della repubblica e un tecnico incaricato di volta in volta, a seconda dei professionisti da selezionare.

Se si dovessero designare dei medici, ad esempio, il professionista potrebbe essere il presidente dell’ordine dei medici della città.

Di fatto, questo albo è un registro in cui sono iscritti i nomi di professionisti ai quali i giudici possono affidare l’incarico di effettuare rilevazioni, relazioni, stime o valutazioni utili per emettere un giudizio.

Per facilitare l’organizzazione, gli albi sono divisi in categorie di professionisti.

In ambito civile le categorie di competenza sono:

  • Medica-giuridica
  • Industriale
  • Commerciale
  • Agricola
  • Bancaria
  • Assicurativa

Nell’ambito del procedimento penale, abbiamo invece:

  • Medicina legale
  • Psichiatria
  • Contabilità
  • Ingegneria
  • Infortunistica stradale
  • Balistica
  • Chimica
  • Analisi e comparazione della grafia

L’albo dei CTU viene revisionato ogni 4 anni per quanto riguarda l’ambito civile e ogni 2 anni nell’ambito penale. In questa occasione il comitato si riunisce e va ad eliminare i professionisti per cui sono venuti meno i requisiti previsti o per cui sorgono impedimenti nell’esercitare l’ufficio: parliamo ad esempio di persone che sono state assunte nelle PA, che entrano in politica e quindi esercitano un pubblico ufficio oppure che, banalmente, sono andate in pensione.

Il comitato che compone l’albo svolge anche un’azione di vigilanza, quindi potrebbe richiamare, sospendere o depennare un professionista se quest’ultimo non ha adempiuto ai suoi obblighi o mantenuto una certa condotta morale e professionale. Per fare un esempio, un CTU che venga arrestato – soprattutto per reati gravi – verrà probabilmente eliminato dall’albo.

I requisiti per diventare consulente tecnico d’ufficio

I requisiti per diventare consulente tecnico d'ufficio

Veniamo ora ai requisiti necessari per iscriversi all’albo dei CTU.

Innanzitutto specifichiamo che ogni professionista può iscriversi SOLO ad un albo, che può essere quello del Comune di residenza o quello del Comune dove svolge la sua attività lavorativa.

(La normativa, in realtà, prevede solo il Comune di residenza, ma è prassi concedere delle deroghe nel caso di attività professionali che si svolgono in un altro Comune).

Per iscriversi all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio è necessaria una comprovata competenza tecnica in una determinata materia. Naturalmente questa competenza va testimoniata presentando un curriculum (o un’autoattestazione di un qualche tipo) in sede d’iscrizione.

Tra gli elementi che confermano l’esperienza e la competenza in materia possiamo elencare:

  • Il percorso di studi
  • L’iscrizione all’ordine o collegio professionale (necessaria per le professioni che lo richiedono)
  • Master o corsi di specializzazione
  • Corsi di aggiornamento
  • Aver tenuto lezioni o corsi di formazione
  • Avere scritto libri in materia, soprattutto se pubblicati con un’università o un ente di formazione
  • Pubblicazioni tecniche e accademiche

In alcuni tribunali, soprattutto i più grandi, si richiede inoltre che i consulenti siano iscritti ai relativi albi professionali da almeno 5 anni. Questo criterio serve naturalmente ad evitare di chiamare “i novellini” e prediligere invece chi ha alle spalle almeno qualche anno di esperienza professionale.

Un altro elemento richiesto è quello della specchiata moralità. In altre parole, i candidati non dovrebbero avere precedenti penali – anche se, di per sé, i precedenti non fanno divieto di accedere all’albo.

In caso di precedenti sarà infatti il comitato a valutare se quel reato sia un ostacolo all’iscrizione, andando a vedere ad esempio a quando risale o se può avere o meno pertinenza rispetto all’incarico. Tuttavia la presenza di precedenti può certamente far pensare che il professionista sia incline a commettere reati o comunque a non operare nell’ambito della legalità, e questo potrebbe costituire un ostacolo per l’ammissione all’albo.

Anche le sanzioni disciplinari o amministrative, soprattutto se ripetute, potrebbero essere problematiche proprio perché indizio di uno scarso senso civico.

Come ci si iscrive all’albo dei consulenti tecnici d’ufficio?

Come disciplinato dalle disposizioni di attuazione del Codice Civile, coloro che aspirano a diventare CTU devono presentare domanda al presidente del tribunale.

Ma in cosa consiste questa domanda, in pratica? Si tratta di un’istanza in carta da bollo, che deve essere corredata da altri documenti:

  • Un estratto dell’atto di nascita
  • Il certificato generale del casellario giudiziario (risalente a non più di 3 mesi antecedenti alla data di presentazione)
  • Il certificato di residenza nella circoscrizione del tribunale
  • Il certificato d’iscrizione all’associazione professionale
  • Altri documenti che il candidato vuole esibire per mostrare la sua competenza

Nota bene: in teoria tutti questi documenti potrebbero essere autocertficazioni, ma in moltissimi tribunali si chiede ancora di produrre i certificati originali.

Questa comunque è una lista generica, perché poi i vari tribunali potrebbero avere richieste specifiche. Alcuni, ad esempio, non chiedono il casellario giudiziario perché lo acquisisce il tribunale stesso. Il consiglio è quindi quello di rivolgersi alla cancelleria o alla presidenza del tribunale per capire esattamente cosa serve.

In quanto agli altri documenti, quelli che possono essere aggiunti in modo facoltativo come prova delle proprie competenze, conviene sicuramente presentare le certificazioni di corsi o master, ma anche ad esempio i libri pubblicati o le locandine dei corsi di formazione che avete tenuto.

Solitamente la domanda viene prima inoltrata online. Dopodiché va stampata, va apposta la marca da bollo da 16 € e va presentata in formato cartaceo al tribunale insieme ai documenti allegati.

Una volta avvenuta la richiesta, il presidente del tribunale ha la facoltà di contattare le forze dell’ordine per chiedere informazioni circa la condotta pubblica e privata del candidato.

Sarà poi il comitato di cui abbiamo parlato prima a decidere sulle domande di ammissione all’albo nel corso di una delle riunioni periodiche che solitamente avvengono ogni 3-4 mesi. In caso di rifiuto della richiesta, il candidato può reclamare entro 15 giorni dalla notifica della decisione rivolgendosi ad un apposito comitato della corte d’appello.

Visto che, una volta completata, l’iscrizione all’albo è permanente, i professionisti iscritti sono tenuti a comunicare tempestivamente la cessazione dell’attività professionale o gli eventuali cambi d’indirizzo e di recapiti. L’idea è quella di non far perdere tempo alla macchina della giustizia (già lenta di suo…) ed evitare così di ricevere una convocazione che non si può accettare, allungando ulteriormente le tempistiche dei processi.

Come vengono distribuiti gli incarichi dei CTU?

Tutti i giudici che hanno sede nella circoscrizione di un tribunale (comprese le sedi staccate) normalmente affidano l’incarico di consulente a uno degli iscritti all’albo del proprio tribunale di riferimento.

Perché normalmente? Perché un giudice può, teoricamente, affidare l’incarico ad un CTU iscritto ad un albo diverso o ad un professionista non iscritto all’albo. In questi casi, il giudice deve però motivare le ragioni della sua scelta nel provvedimento.

Nella realtà dei fatti questa casistica si verifica più spesso di quanto non si creda. Il problema è che spesso molti degli iscritti all’albo sono decaduti (magari perché sono andati in pensione) o sono oberati di casi e non ne accettano altri. Ma può anche verificarsi una situazione in cui c’è necessità di un tecnico con un’esperienza molto specifica che non si trova tra quelli a disposizione.

Fatto salvo queste eccezioni, la nomina dei vari consulenti tecnici deve essere improntata al principio dell’equa distribuzione degli incarichi. La norma (articolo 23 disp.att.c.p.c) dice infatti che:

Il presidente del tribunale vigila affinché, senza danno per l’amministrazione della giustizia, gli incarichi siano equamente distribuiti tra gli iscritti nell’albo in modo tale che a nessuno dei consulenti iscritti possano essere conferiti incarichi in misura superiore al 10% di quelli affidati dall’ufficio, e garantisce che sia assicurata l’adeguata trasparenza del conferimento degli incarichi anche a mezzo di strumenti informatici”

La legge, insomma, salvaguarda il principio della rotazione tra i professionisti incaricati in nome di una maggiore trasparenza. La trasparenza è garantita infatti dalla pubblicazione di tutti gli incarichi conferiti, anche attraverso strumenti informatici (di solito il sito web del tribunale).

In parole povere, ogni CTU potrebbe andare a verificare quanti incarichi hanno ricevuto i colleghi e, in caso di violazione del limite, andare a segnalarlo al presidente del tribunale sollecitando la rotazione.

Solo il presidente del tribunale può infatti avere il “quadro d’insieme” e andare a verificare che effettivamente un certo CTU non riceva più del 10% dei casi da parte di giudici diversi (anche se la logica su cui viene basato il conteggio del totale è un po’ complicata e cambia da tribunale a tribunale). Certamente non è possibile che uno stesso giudice affidi più del 10% dei suoi casi allo stesso professionista, perché questo significherebbe violare il principio di correttezza.

Detto questo, è molto comune che un giudice abbia la sua piccola “corte” di 10 professionisti a cui fa sempre riferimento. Proprio come succede nell’ambito del privato, quando un giudice individua dei periti capaci, puntuali e in grado di rispettare i tempi, tende a fare riferimento sempre a loro.

Aggiungo inoltre che il consulente tecnico fa fatica a rifiutare un incarico, perché il rapporto di fiducia con il giudice è quello che lo fa mangiare! Di solito un singolo consulente lavora sempre con gli stessi 2-3 giudici, con cui nel tempo si stabiliscono degli accordi informali anche in merito alle tempistiche del lavoro.

Ricorda infatti che il CTU viene pagato ad ore, quindi lui avrà interesse ad aumentare il monte orario; dall’altra parte il giudice ha interesse ad ottenere una perizia in tempi celeri e far andare avanti il processo.

Vuoi approfondire i principi basi del procedimento penale? Leggi questo articolo su come funziona un processo

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