Forno Fusorio: cosa guardare per sistemare

Per scrivere questo articolo mi sono confrontato con Claudio Pedercini del gruppo Pedercini. Lui per lavoro costruisce forni fusori.

SISTEMARE UN VECCHIO FORNO FUSORIO

Ci sono tanti aspetti da guardare in un vecchio forno per capire cosa va sistemato.
Innanzitutto bisogna guardarlo dal punto di vista estetico, perchè normalmente in un forno d’alluminio usato la carpenteria nei punti critici spancia, nel caso non abbia una struttura bella tosta.
Se il forno non presenta snervamenti la carpenteria è da considerarsi accettabile.

Premesso che la carpenteria vada bene, la seconda cosa da guardare è il refrattario che si rigenera quasi sempre, sopratutto nell’alluminio, perchè quando un forno è fermo da parecchio tempo normalmente rimane dentro un po’ di materiale.
L’alluminio va quindi ad intaccare il refrattario, sopratutto nella parte dove c’è il bagno.
Nella parte invece sopra bagno, dove viene utilizzato del refrattario diverso, può anche essere tenuto buono; dipende dallo stato, quanto è vecchio e come è stato usato.
Siccome il refrattario è la parte più costosa, se quello da rifare è poco si può considerare il forno come riutilizzabile.

Dell’impianto elettrico bisogna guardare i cavi ad alta temperatura (che devono essere idonei al sistema di installazione), canaline, messe a terra e le protezioni meccaniche dei cavi, come dice la direttiva macchine.
Si possono controllare solamente se esistono gli schemi, perchè delle cose vecchie ogni tanto si perdono.
Se non ci sono gli schemi non c’è niente da fare, bisogna rifarlo tutto.

NORMATIVA SULLA COMBUSTIONE

Spesso un forno usato è stato costruito prima dell’ultima normativa, la EN 746-2:2011, quindi non è a norma.
Non serve a niente mettere un abbattitore fumi per colmare questa lacuna, è un problema di sicurezza e non di emissione, il forno rischia di esplodere.
I bruciatori purtroppo saranno quasi sicuramente ante 2011, si possono tuttavia modulare in modo diverso, utilizzare un tipo di regolazioni a impulsi.
Ancora prima però bisogna guardare la rampa del gas e le elettro valvole, se rispettano la normativa.
Nei bruciatori bisogna guardare 2 cose, la testa di combustione dove c’è il refrattario e il treno valvole con il quadro elettrico.
Il quadro elettrico è difficile che sia aggiornato se il forno è vecchio.

Secondo la normativa il controllo del bruciatore non può più essere fatto dal PLC, ma deve esser fatto dal controllo fiamma certificato EN 298.
Vuol dire che il controllo fiamma deve gestire completamente il bruciatore (l’accensione, il prelavaggio, il tempo di stabilizzazione) tramite elettrodo o fotocellula, per far sì che questo controllo abbia tutta la diagnostica.
Il PLC per fare le regolazioni deve essere Sil 3, non si possono usare i PLC normali, ma nonostante questo il PLC deve comandare dei controlli fiamma, perchè non ne esiste uno che fa esso stesso da controllo fiamma.

TIPOLOGIE DI FORNI FUSORI

Esistono due tipologie di forni fusori:

  • I forni con caricatore automatico, dove si rientra nella Direttiva Macchine Sicurezza (barriere, cancelletti, comandi manuali o automatici),
  • Quelli con caricamento manuale (normalmente forni a bacino).

In questi ultimi l’operatore va vicino al forno e si scalda molto, normalmente si tende a mettere la pulsantiera in una posizione comoda.
È vivamente consigliato il radiocomando, anche perchè oggi costano veramente poco.
I radiocomandi devono essere omologati secondo la Direttiva RED per uso industriale e non per aprire il cancello di casa.
Il radiocomando, oltre a servire per gli operatori e la loro sicurezza, serve anche per ottimizzare i tempi e i consumi di calore, esce meno calore utilizzandolo.

 

 

 

MANUTENZIONE E CICLI DI PRODUZIONE

Una cosa a cui prestare attenzione.
Purtroppo quasi nessuno segue quello che viene scritto sul manuale dal costruttore per quanto riguarda la manutenzione.
Spesso la macchina è dimensionata per un determinato utilizzo, ma il cliente ne fa un altro: il ventilatore viene fatto andare più veloce, in un forno viene caricato un prodotto diverso da quello pensato, cambia la temperatura di lavoro.

Vengono anche aumentate le frequenze di utilizzo, da 2 o 3 al giorno diventano magari 15 o 20.
Se è stato calcolato un piano di lubrificazione su utilizzi di 2 o 3 volte al giorno, con ad esempio una lubrifica ogni 6 mesi, non è possibile aumentare il ciclo di lavoro (a volte anche triplicandolo) e mantenere lo stesso piano di lubrifica.
Bisogna parlarne con il costruttore e modificare la manutenzione in base alle nuove richieste.

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