LA PED SGONFIATA, UN POCO ALLA VOLTA

Il Collega, il Dr Angelo, Direttore cazzuto (per non parlare dell’RSPP)

Lui ha sentito puzza di bruciato, si è innervosito e ha deciso di darsi da fare: stava per acquistare ed installare un sistema complesso di attrezzature a pressione per i passaggi finali della sua produzione. Quello che ha oggi in uso non va bene, e lui rischia.

Questa attrezzature non sono di serie: vanno progettate apposta per lui. Lui deve dare le specifiche, e il costruttore mette assieme il tutto in modo produttivo ed efficiente. Ma anche sicuro e certificato, pensa Angelo.

Ci prova. Chiede più offerte: roba da mezzo milione di euro.

Finché tira fuori la domanda killer: che certificazione PED mi date?

Perché lui ci ha studiato sopra. Ha visto che nel trattare con la PED bisogna mettere in campo un mucchio di parametri. Altro che una semplice direttiva macchine! Lui dice sempre “mica siamo qui a far ballare l’orso in piazza!” e si butta con entusiasmo sul problema.

Quali sono questi parametri? Vediamoli in sintesi:

·      Di che materiali si tratta, che cosa viene messo in pressione? Può essere un gas, un miscela di gas, un liquido, una miscela gas e liquido, o addirittura una pasta-una crema con un gas. Si tratta di una sostanza pura? Di un miscuglio omogeneo o eterogeneo? Sono sostanze pericolose, infiammabili? Esplosive? O gas inerti? Se è un liquido sarà corrosivo e potrà danneggiare la camera?

·    A che temperatura si lavora? Siamo a temperatura ambiente o a temperature estreme? Magari a 1000°C? e questa temperatura si mantiene costante, o segue dei cicli termici? E questi cicli si ripetono, o cambiano di continuo? Magari invece siamo sottozero? Magari a –meno -30°C? anche qui: sarà una temperatura costante o seguirà un qualche ciclo?

·    All’esterno: cosa troviamo? Dove viene messo? Può esistere il pericolo di un incendio che lambisca e investa questo sistema? Oppure siamo in una zona con classificazione ATEx, quindi con presenza di miscele esplosive: e questo sistema deve essere certificato anche ATEx?

A questo punto buttiamola lì! Ci sarà bisogno di una marcatura CE articolata? Dovremo avere insieme la Direttiva Macchine, la direttiva PED e quella ATEx? Il Direttore deve essere consapevole di questa complessità. Speriamo.

·    Come sarà fatto questo sistema? Quante camere ha? Sono più d’una e in serie?

Una per fare un lavoro e l’altra per farne un altro? O sono una dentro l’altra? Ad esempio un fascio tubiero dentro una camera? Sono comunicanti tra di loro tramite delle tubazioni? E quale forma hanno? Raggio di curvatura aggressivo? Punte a cono? Oppure spigoli per forme squadrate?

Insomma tante questioni di cui l’utilizzatore si deve interessare, per poter chiedere la completa e corretta documentazione. D’accordo, non esageriamo: la valutazione dei rischi ed il dimensionamento deve essere compito del costruttore: ma bisogna saper chiedere per evitare sorprese.

Perché le responsabilità vengono distribuite in caso di bisogno, occhio!

Ma NOI Cosa vediamo ? tutti i giorni, sempre di più immersi in questo mondo di macchinari e fabbriche? O di udienze in tribunale e di riunioni con le ASL?

Una situazione anarchica che non protegge nessuno, non avvantaggia nessuno.

Nessun Grande Vecchio che manovra dietro le quinte. Solo anarchia. Nessun complotto.

Tanta, tanta improvvisazione per sopravvivere.

Allora ci diamo da fare, con la massima energia. Ci crediamo. Abbiamo le nostre idee.

Ad esempio, in un sogno, lo Stato si dovrebbe dotare di strumenti efficaci per migliorare, sorreggere, spingere. Supportare le aziende virtuose solo con il “click day” dell’INAIL è troppo poco e non premia sempre il merito. Cosa ci vuole?

Una politica di incoraggiamento con chi si redime e vuole mettersi in regola.

Una politica di informazione, che superi gli sbarramenti dell’UNI ed il suo Copyright, per diffondere la cultura delle Norme, con brevi sintesi ufficiali, come sarebbe previsto.

E noi allora che facciamo?

Tante risposte gratuite al telefono. Tanta informazione sul web e cartacea: ogni esperienza e situazione viene condivisa con tutti quei che ci seguono. E poi rivista aperiodica e libri.

Insomma stiamo “nella pancia” di questo mondo, dalla parte di chi subisce malvolentieri la situazione:

il funzionario ASL che si deve cautelare e non ha informazioni sufficienti, e che gli capitano tutti i giorno cose diverse, che per saperle capire e affrontare tutte ci vorrebbe Pico della Mirandola ed una cultura immensa.

Il costruttore di macchine, magari complesse con più direttive da soddisfare, che non sa come orientarsi e non sa da che parte iniziare, e si sente suggerire da consulenti improvvisati le cose più diverse.

Il Direttore di stabilimento, il datore di lavoro, che annega nel mare magnum delle norme sempre cangianti e inaspettate.

ALLORA SIAMO PRATICI, PARTIAMO DALLA REALTA, E QUELLA VOGLIAMO MIGLIORARE. Soprattutto spieghiamo come distribuire correttamente le responsabilità lungo la catena della fornitura: ciascuno si prenda il suo.

E del collega, Dr Angelo, vediamo la storia e cosa gli capita: domani.

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