Linea di sezionamento pannelli: quali sicurezze?

Linea di sezionamento pannelli: quali sicurezze?

Dal punto di vista del Macchinario Sicuro in generale, le attrezzature di lavoro si possono suddividere in tre tipologie:
• Le macchine standard, ormai sperimentate e consolidate come progettazione – si sa già bene tutto;
• Le macchine speciali, per le quali esiste la norma specifica, basta leggere;
• Le macchine particolari, per le quali non esistono norme specifiche, e che sono comunque pericolose se mal utilizzate.
Per la prima tipologia i dispositivi di sicurezza sono “stranoti” e sperimentati: l’RSPP facilmente trova cosa si deve fare.
Per la seconda tipologia si sa cosa fare perché è meglio applicare la norma, che esiste. Anche questa è una cosa che tanti professionisti della sicurezza sanno fare, come noi. Basta studiare la norma.
Ma se la macchina è particolare, o se contiene particolari problemi e modifiche innovative, è bene utilizzare IL METODO, la nostra esperienza come ingegneri legali, perché utilizziamo come strumento fondamentale l’esperienza del “dopo”, se succede un casino.

Meglio fare allora un esempio:
Al termine di un ciclo di sezionatura automatica di fogli in PVC, l’operatore è entrato nella zona di azione del caricatore automatico a ventose. Ma il caricatore non aveva finito il suo ciclo di posizionamento, prima dell’arresto.
E succede l’incredibile, un evento che come sempre lascia perplessi (ma come mai l’operatore ha fatto così ??): il lavoratore viene afferrato e trasportato al di sopra del piano di lavoro, causandogli un infortunio molto grave.
Certo: la linea era completamente protetta da una cabina con funzioni sia fonoassorbenti, sia antiintrusione. Per accedere all’interno bisognava aprire una porta assolutamente interbloccata, che fermava l’intero impianto.
Al momento dell’infortunio però il micro è risultato staccato e disattivato.

Questo oggi non è più accettabile, perché gli interblocchi devono essere progettati in modo sicuro. Bisogna sapere che oltre un anno è stata pubblicata la “14119”. Questa norma prescrive misure contro la manomissione e l’elusione dei dispositivi di protezione dei ripari mobili interbloccati; suddivide i dispositivi in quattro tipologie e introduce una classificazione per i livelli di codifica per gli attuatori. Per ogni tipologia di dispositivo e livello di codifica la norma EN ISO 14119 presenta le misure da adottare in fase di installazione per impedire in modo adeguato la manomissione o elusione del dispositivo”

Quindi meglio rifare una accurata valutazione dei Rischi dei macchinari in uso, per vedere se in qualche caso è necessario intervenire, se bisogna adeguare l’attrezzatura di lavoro alla “miglior tecnica disponibile” (lo vuole anche il TU 81/08, art. 70 comma 4).

Ma sarebbe bello sentirsi tranquilli dopo il DVR aggiornato in questo modo: come?

Ecco il metodo

Forti delle nostre esperienze, tutte diverse ma tutte uguali, abbiamo pensato di mettere a disposizione il nostro metodo. Il nostro Metodo, controllato garantito e sperimentato, da più di dieci anni. Ripetiamo quello che secondo noi lo caratterizza, in breve: “Noi conosciamo storie, non vendiamo regole. Quello che facciamo non si legge sui libri.”

Per tecnici e dirigenti di fabbrica, abituati a stare in campo, è un metodo che si impara.
Riguarda la sicurezza dei macchinari: quello che gli RSPP ed i Consulenti per la sicurezza non conoscono a fondo, perché sono specializzati in altri argomenti: Certificato Prevenzione Incendi, Classificazione Aree, Movimentazione dei carichi, Formazione, Verifiche periodiche attrezzature e impianti elettrici, rischio chimico, e così via.
Conoscere questo metodo aiuta chi deve decidere, perché i macchinari sono oggetto di molte attenzioni, modifiche, spostamenti, utilizzi multipli: e le decisioni vanno prese con ragion veduta.
L’azienda non può spendere cifre pesanti per analizzare e mettere ordine e adeguare dopo le macchine: meglio muoversi con consapevolezza. Il budget in queste cose è sempre un po’ stretto.
Invece questo metodo –che contiene tutta la nostra esperienza e professionalità- richiede solo 2,5 giornate di lavoro insieme, giornate di informazione e di formazione sul campo, con tutto il materiale necessario, per impossessarsene.
È una fatica certo: richiede concentrazione, richiede la voglia di mettersi in gioco con quello che si vede tutti i giorni, richiede di lasciar fuori per quei giorni tutto il resto. Si può?
Secondo noi, bisogna. E ne vale la pena.

Questo metodo lo insegniamo a chi ci conosce già e ce lo chiede.
Ma non lo chiedere se:
• Non sei nella situazione di poter spendere qualcosa per la tua situazione
• Hai troppa burocrazia aziendale che ti imprigiona
• Hai altre priorità al momento, e non saresti totalmente disponibile.

Non è magia, come puoi ben sapere se ci conosci, non è teoria. Non è quello che si legge sui libri e basta.
È trasferimento di esperienza, travasata per bene all’interno della tua specifica situazione, che si deve fare una volta per tutte. Poi non serve altro.

Sappiamo che il manager di fabbrica ha altre priorità e compiti specifici: la produttività, la qualità ed il servizio al cliente, la gestione delle risorse e del personale [ahi! Che tasto dolente], le ottimizzazioni, le scelte manutentive: questa della sicurezza delle macchine e degli impianti per te è solo una rogna. Ma non si può eludere.

Commenta:

commenti