Se ho una macchina che è completamente circondata da ripari mobili interbloccati e per l’esecuzione di alcune prove è inevitabile che l’operatore intervenga nella zona pericolosa nei pressi dei rulli in movimento con i portelli laterali aperti. Si può considerare conforme?

Chi ci segue da tempo ormai sa che nei nostri video e nei nostri articoli cerchiamo sempre di rispondere in modo completo, chiaro e semplice a quesiti posti dai nostri seguaci sui profili social.

Anche oggi siamo qui a rispondere a una domanda fantastica che in realtà apre un vero mondo.

Nel dettaglio un nostro follower ci chiede:

“Se ho una macchina che è completamente circondata da ripari mobili interbloccati e per l’esecuzione di alcune prove è inevitabile che l’operatore intervenga nella zona pericolosa nei pressi dei rulli in movimento con i portelli laterali aperti. Si può considerare conforme? si può rendere tale?”

Tutti hanno questo problema. Non ti devi quindi sentire solo, infatti abbiamo parlato molte volte all’interno dei nostri video di racconti simili.

A tal proposito qualche anno fa vi raccontavamo di un nostro cliente che ha avuto un incontro davvero ravvicinato con una situazione davvero spiacevole.

Qualche tempo fa questo nostro contatto si è trovato davanti a una linea con delle chiavi in grado di disattivare e quindi bypassare le barriere di sicurezza.

In questo caso tutto veniva fatto a sua insaputa (sospettiamo noi), un accordo tra gli elettricisti e i capi reparto ha permesso la creazione di questo “sistema” veloce per spegnere i controlli ed effettuare operazioni altrimenti non concesse.

Si, perché bene o male torniamo sempre allo stesso identico punto.

Effettuare operazioni senza interrompere la produzione talvolta diventa “necessario” anche se estremamente pericoloso.

Questa è però una prassi assai diffusa nel nostro bel paese con tutti i rischi che ne derivano.

Il costruttore solitamente chiude tutto, vieta l’accesso e tu che devi lavorare ti trovi col cerino in mano. 

Non ti sentire solo, succede dappertutto e in tanti settori.

In questo video cerchiamo di darti qualche suggerimento in merito.

Vietare operazioni che si devono fare rendono le protezioni inutili e se qualche operatore le rimuove ha pure ragione.

Quando si sceglie quale tipo di protezione mettere bisogna considerare tutte le operazioni che si fanno e con quale frequenza.

Vietare le operazioni obbligatorie non è una buona idea.

L’asl dopo un infortunio potrebbe dire che le hai messe per motivi estetici, sapevi ed eri consapevole che quelle operazioni andavano fatte.

Le interviste (SIT) fatte agli operatori ne darebbero evidenza.

E quindi qua si apre anche la parentesi responsasbilità: in caso di incidenti di chi è la colpa?

“dell’RSPP” direbbe qualcuno… altri direbbero del datore di lavoro.

Abbiamo chiesto all’avvocato Daniele Zaniolo di parlarci dell’RSPP e delle responsabilità collegate.

In alcuni casi capita che l’RSPP segnala al datore di lavoro, responsabile o chi per lui, dei problemi sulla sicurezza nella fabbrica.

Nonostante queste segnalazioni però spesso nessuno fa nulla fin quando non accade una sciagura.

In questo caso, di chi sono le responsabilità?

Prima di tutto, la figura dell’RSPP è sostanzialmente quella di un consulente che per volere del testo unico,  affianca in tutto quello che riguarda la sicurezza il datore di lavoro.

Non ha quindi una posizione di garanzia propria, ovvero non risponde e non sono previste sanzioni specifiche per le sue violazioni.

Tuttavia in concorso può rispondere a tutti i fatti dannosi insieme al datore di lavoro.

Nel caso in cui l’RSPP ha avvertito il datore di lavoro in modo adeguato, la responsabilità è di quest’ultimo.

Quindi si aggrava la condizione del datore di lavoro vedendolo in una posizione dolosa, mentre per l’RSPP si sgrava, ma non è del tutto “salvo”.

Si dovranno valutare tutte le varie circostanze del fatto specifico, potrebbe sempre essere visto in una posizione di concorso, oppure potrebbe essere difendibile e vedere archiviata la sua posizione nel processo. 

Un altro fattore molto importante è quello della sicurezza di un operaio. Quest’ultima spesso viene messa nelle mani di un collega.

Immagina un punto qualsiasi X molto pericoloso, l’operaio A sta lavorando proprio li in prossimità di quel macchinario utilizzando entrambe le mani e non può materialmente tenere premuto un tasto per adoperare la macchina o per azione mantenuta.

Quale può essere una soluzione?
Una pulsantiera esterna dove si trova un collega (operaio B), che salva la vita all’operaio A tenendo premuti i due pulsanti.

La vita dell’operaio A è letteralmente nelle mani dell’operaio B.

Secondo te è un sistema di sicurezza valido?
Rispondo io, no, non lo è.

Se l’operaio B si distrae?
Ammazza il collega, perché quest’ultimo non ha nessun modo di comandare la macchina o di tutelarsi.

Ho visto questo sistema in tantissime installazioni, e mi viene sempre ripetuto che l’azione mantenuta c’è. Si, ma non è nelle mani di chi rischia la pelle, ma di un altro collega spesso anche al sicuro.

Il problema è che questo operaio B dovrebbe sempre essere al 2000%, ma questa è una cosa impossibile. Lo stress, i problemi personali, la stanchezza, ci sono tantissimi fattori che potrebbero influenzare l’attenzione di questa persona.


Qual’è la possibile soluzione?
Dare la possibilità all’operaio A di controllare la macchina, magari con un pulsante ad azione mantenuta e un sistema di emergenza da azionare nel caso di errore in modo da fermare tutto. Non dev’essere un altro a controllare quello che lo mette a rischio.

Quindi riassumendo, bypassare un sistema di controllo ti porta davanti a una miriade di problemi, dal punto di vista della responsabilità, della sicurezza dei tuoi impianti e collaboratori.

Non conviene scherzare con la sicurezza, nel caso di dubbi consiglio sempre di contattarci per poter rispondere ai vostri quesiti.

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